De Zerbi mania…a come gioca il Brighton!?!

A cura di Dario Fiumanò istruttore abilitato Uefa B e Uefa C

  1. Introduzione:
  2. Fase difensiva:
  3. Fase offensiva:
  4. Analisi della rosa:

Introduzione:

Oggi è facile parlare di Roberto De Zerbi come uno dei migliori allenatori sulla piazza, ma siamo in molti a studiare il suo calcio fin dai tempi del Foggia. Io, per esempio, mi imbattei in un articolo di “Ultimouomo” e di quel calcio ne restai folgorato per proposta, idea e soprattutto voglia di proporre grande calcio in categorie che ne sono lontane anni luce. Non è facile proporre un calcio fatto di pressing alto, rotazioni, interscambi e possesso nelle serie minori eppure lui ci ha mostrato che questa strada è possibile.
Forse di quel Foggia li ne riparlerò un’altra volta.

Oggi proverò ad analizzare alcuni aspetti del Brighton di De Zerbi.

Anche se si tratta solo di pre-season, quando osserviamo una squadra di De Zerbi non possiamo fare a meno di riconoscere uno stile ben preciso, fatto di possesso quasi ossessivo, capace di dominare e a tratti domare anche gli avversari più ostici, tanto in Italia quanto in Inghilterra (cosa per nulla scontata).

La mia paura più grande era quella che il mister avrebbe potuto incontrare delle difficoltà di adattamento ad un calcio come quello inglese che vive di intensità, impeto e spesso di poco “ragionamento”, dove non ci si ferma più di tanto a studiare l’avversario, non ci sono momenti morti, non ti viene lasciato il tempo di ragionare e soprattutto non tutti i calciatori sono abituati a giocare con così tanta pazienza. Proprio per questo motivo, essere riuscito ad imporre le sue idee in una terra molto lontana dal suo stile di gioco ( mentre probabilmente in Spagna o Portogallo sarebbe stato più semplice) ha reso la sua impresa ancora più eroica.

Fase difensiva:

In fase difensiva a gioco fermo (in questo caso su rimessa dal fondo degli avversari) si cerca sempre di accoppiarsi uomo contro uomo almeno contro i primi 4 uomini (nel caso di difesa a 4), con Adam Lallana che si alza in linea con Danny Welbeck prendendo i 2 centrali difensivi, mentre gli esterni di attacco si accoppiano ai 2 terzini.
Welbeck in questo caso indirizza su un lato e copre in diagonale il passaggio sul vertice basso. Una volta indirizzata la giocata si cerca di fare molta densità su quel lato cercando di coprire le linee di passaggio sia lavorando molto bene sugli intercetti, che sulle marcature molto aggressive (forti) sui riferimenti.
Non è facile trovare il filtrante giusto visti gli spazi e i tempi di giocata ridotti e, anche nel caso in cui la palla dovesse riuscire a passare, i difendenti grazie alla loro aggressività riescono a recuperarla.

Fase difensiva su rinvio dal fondo.

Altra aspetto che possiamo notare è che mentre gli esterni di attacco stringono in zona palla disinteressandosi del terzino lontano dalla palla (Kaoru Mitoma), gli esterni di difesa restano molto vicini agli esterni di attacco anche se questi si trovano nel lato opposto alla palla (Pervis Estupiñán) lasciando al centrocampista (Mahmoud Dahoud) i compiti di copertura quando i centrali difensivi decidono di uscire in marcatura.
In realtà non esiste una vera e propria copertura, lo stile difensivo è molto spregiudicato, quindi non si tratta più del classico “marco e copro” ma di un più verosimile “marco e marco”.
Questa forte aggressività porta spesso i difensori centrali a commettere falli tattici per bloccare sul nascere eventuali ripartenze.

Se invece andiamo ad analizzare lo stile difensivo durante le fasi di gioco (transizione negativa), tutti i giocatori effettuano una sorte di “gegenpressing” che porta molti uomini in modo aggressivo intorno alla palla per bloccare sul nascere le azioni avversarie, recuperando velocemente la sfera.
Questa pressione in fase difensiva in generale risulta molto efficace grazie allo stile di gioco in fase di possesso. Il gioco posizionale attuato da De Zerbi, infatti, consente alla squadra di risalire in blocco, riuscendo ad essere molto corta tra i reparti e ad avere allo stesso tempo molti uomini vicino la zona palla.
A seguire un esempio di quanto detto con l’aggiunta di un altro concetto tipico del gioco di posizione e cioè “recupero” e “consolidamento”: nel momento in cui si riesce a recuperare palla si cerca di contrattaccare trasformando la transizione negativa in transizione positiva sfruttando la disorganizzazione dell’avversario, ma se ciò non dovesse accadere, bisogna essere bravi a gestire palla nello stretto e cercare un compagno fuori dal traffico per consentire alla squadra di riorganizzare il proprio gioco posizionale.

Altro esempio di fase difensiva.

L’unico modo per poter migliore la fase difensiva è forse quella di migliorare la rosa inserendo giocatori di valore più alto. (non riesco a trovare lacune).

Fase offensiva:

Passiamo alla parte divertente,l’attacco. Più che una vera e propria analisi delle fasi di gioco in fase di possesso mi sono soffermato su alcune situazioni che hanno catturato la mia attenzione.

Partiamo dallo stile di gioco in fase di possesso. L’estremizzazione del concetto di possesso palla, che poi è forse l’aspetto più esaltante del suo stile di gioco, non è adatto ai più deboli di cuore. Fin dalle prime battute di gioco possiamo vedere con quale freddezza il suo Brighton gestisce la pressione avversaria, anche in zone di campo inusuali (per gli altri).

Possesso sotto pressione.

Se andiamo ad analizzare il possesso palla possiamo trovare molte situazioni interessanti:

  • Killer Pass direttamente su rinvio dal fondo. Questa giocata l’avevamo già vista fare spesso ad Antonio Mirante ai tempi del Sassuolo. Tutti conosco le idee di De Zerbi e pertanto cercano di pressarlo molto alti, uomo contro uomo per evitare che la sua squadra riesca ad impostare da dietro. All’inizio. come ammesso da lui stesso, ha sofferto le squadre molto aggressive come l’Atalanta di Gian Piero Gasperini, ma questo gli ha permesso di imparare molto e crescere. Negli anni infatti ha adottato una contromossa ancora più produttiva e diretta. Se c’è parità avanti vuol dire che la squadra avversaria si trova in parità anche dietro, quindi si tratta di creare il contesto giusto per andare direttamente al goal da rinvio dal fondo. Qui vedremo punta e sottopunta tirare fuori i centrali difensivi per creare molta profondità alle loro spalle. Questa profondità viene poi attaccata dagli esterni di attacco molto veloci. Il gioco è fatto.
Killer pass direttamente dal fondo.
  • Gioco a muro. Vediamo uomini ricevere di spalle e sottopressione, per attirare gli avversari e creare spazio alle loro spalle. Ci vuole coraggio e personalità. Qui vediamo Moisés Caicedo e Mahmoud Dahoud.
Gioco a muro.
  • Raccordi. Consentono di servire un terzo uomo schermato dalle coperture avversarie. Sempre Caicedo e Dahoud.
  • Rombo di costruzione. Nel dettaglio vedremo Jan Paul van Hecke alzarsi per andare a ricevere “in avanti” per creare un rombo in fase di costruzione, soluzione insolita che Italia abbiamo visto fare a Leonardo Bonucci quando ad allenare era Andre Pirlo. Solitamente infatti ai centrali di difesa si richiede di abbassarsi per ricevere palla in un condizione più sicura.
Romo di costruzione.
  • Giocare dentro per giocare fuori. Vediamo i giocatori ricercare il passaggio per vie centrali anche se è possibile il passaggio sull’esterno. Con questa scelta Adam Lallana concentra ancora di più gli avversari in zona centrale liberando sempre più spazio sull’esterno. Viene utilizzato spesso anche il classico “palla avanti-palla dietro-palla avanti”. I giocatori del Brighton sono perfettamente coordinati e attaccano lo spazio sempre con i tempi giusti.
Giocare dentro per giocare fuori.
  • Interscambio su catene laterali. Le rotazioni e gli interscambi tra i giocatori sono una delle caratteristiche più interessanti del calcio di De Zerbi fin dai tempi del Foggia, dove si serviva direttamente l’esterno di attacco (Vincenzo Sarno) che veniva incontro ai portatori e al terzino (Angelo) si lasciava il compito di occupare l’ampiezza in posizione più avanzata rispetto l’esterno di attacco stesso.
Catene laterali ai tempi del Foggia.

Questi continui interscambi hanno il compito di destabilizzare le difese avversarie e creare quel secondo di dubbio ai difendenti di parte (“Cosa faccio esco o aspetto?”). I terzini scelgono sempre di fermarsi per non lasciare la fascia scoperta lasciando al ricevente la possibilità di controllare palla indisturbato.

Nell’ultimo periodo De Zerbi ha evoluto il gioco anche grazie a Pascal Groß, che di ruolo sarebbe un centrocampista e che però viene utilizzato come “falso” terzino, qui infatti in alternativa a quanto visto sopra, il terzino rimane stretto e l’esterno largo, con le catene laterali ad alternarsi tra ampiezza e semiampiezza.

Interscambio su catene laterali.
  • Taglio interno dei terzini/ 2vs1 su fascia. Passo successivo rispetto a quanto detto prima: qui vediamo come nel corso della partita i terzini spesso attaccano la linea difensiva avversaria. Questo ha un duplice scopo: 1) bloccare la linea difensiva, che non può immediatamente risalire dovendosi preoccupare di scappare; 2) tenere sempre la difesa avversaria sulle spine. Questo salire e scendere/scappare alla lunga può stancare e la stanchezza è amica della sbavatura, la sbavatura è amica stretta del goal subito.
    Inoltre, grazie alla densità per vie centrali le difese avversarie restano molto compatte e questo gli consente di trovare spesso il 2vs1 sugli esterni.
Tagli interni.

Episodio simile ma esemplificativo della qualità di Bart Verbruggen che in fase iniziale si prende un bel rischio saltando un passaggio (al difensore centrale) ed elude la pressione avversaria servendo direttamente il terzino.

Altro esempio di taglio interno.
  • Attacco alla linea. Altri esempi di attacco alla linea da parte dei terzini anche alle spalle dei difensori. Una pecca dei portatori di palla è che si accorgono in ritardo dei tagli perdendo di fatto il tempo della giocata, vanificando il tutto.
Attacco alla linea.
  • Ripartenza/Transizione positiva. Incredibile la capacità di ribaltare l’azione e la voglia di attaccare la porta avversaria con tanti uomini. Anche in questo caso, solo la scelta sbagliata o l’imprecisione degli interpreti non consente al Brighton di trovare il goal.
Ripartenza.
  • Concentrazione/ isolamento 1vs1. Un’abilità del Brighton è quella di creare una grande concentrazione nella zona centrale, soluzione vista spesso anche nel City di Guardiola. Questo porta gli avversari a dover creare grande densità in zona centrale lasciando sguarniti gli esterni. Esterni veloci e rapidi molto abili nell’1vs1 che quindi si trovano a proprio agio in una situazione in cui hanno molto spazio per puntare la difesa avversaria.
Concentrazione/isolamento 1vs1.
  • Falso terzino. Abbiamo parlato prima di Pascal Groß nella veste di falso terzino. Spieghiamo meglio di cosa si tratta. I falsi terzini sono quei terzini che stringono dentro il campo e aiutano i centrocampisti in fase di manovra. Dopo Rinus Michels e Johan Cruijff, nei tempi più recenti è stato Guardiola a proporre questa soluzione e dopo si sono susseguiti tantissimi esempi come Theo Hernández al Milan ( ne ho già parlato qui ) e il più recente Trent Alexander-Arnold al Liverppol.
    L’evoluzione introdotta da De Zerbi è che il falso terzino non stringe e si alza solo a centrocampo ma addirittura si alza sulla linea degli attaccanti. Il gioco di posizione consente a tutta la squadra di risalire compatta così i giocatori possono muoversi all’interno di questa scacchiera senza dover coprire delle lunghe distanze.
Falso terzino.
  • Accompagnare con molti uomini. Come nel ribaltamento di fronte su calcio d’angolo, anche quando riparte su azione il Brighton spinge forte. Non di rado vediamo diversi uomini sopra la linea della palla in condizione numerica superiore a quella dell’avversario.
Attacco con tanti uomini.
  • Adam Lallana. Ho raccolto qualche impressione su questo giocatore recentemente decantato dallo stesso Roberto De Zerbi invitato alla Bobo TV ed ho capito quello che intendeva Roberto. Lallana sicuramente assieme a Welbeck è il giocatore con la carriera più importante (almeno prima dell’arrivo James Milner). Sa riconoscere gli spazi, indica le giocate, incoraggia, chiama il pressing e si fa trovare sempre nella posizione giusta, tutti elementi che abbinati a grandi doti tecniche gli consentono spesso di trovare di prima intenzione soluzioni che velocizzano di molto l’azione di rifinitura.
Adam Lallana.

Analisi della rosa:

Analizzando la rosa credo che il nostro connazionale si possa divertire parecchio.
Quest’anno potrebbe essere l’anno della consacrazione finale per il giovane Julio Enciso, lanciato proprio da De Zerbi dopo un avvio di stagione ai margini con Graham Potter. In avanti, oltre il veterano Danny Welbeck e il neo acquisto João Pedro, vi è un giovane molto interessante pronto a fare il salto di qualità, ossia il classe 2004 Evan Ferguson. Ancora tanta qualità e velocità sugli esterni, gente come Kaoru Mitoma, Facundo Buonanotte, Solly March e Simon Adingra sembrano fatti apposta per il gioco del mister. A centrocampo tuttavia manca qualcosa, nonostante le conferme di Jakub Moder, Steven Alzate, Billy Gilmour e l’arrivo di Mahmoud Dahoud, giocatore che io ammiro fin dai tempi del Borussia M’gladbach, manca qualcosa considerando che ha perso tanto, con la cessione del campione del mondo Alexis Mac Allister andato al Liverpool (42 Milioni circa) e la probabile partenza di Moisés Caicedo conteso tra Chelsea, che ha già raggiunto l’accordo col giocatore e Leverpool, che ha già trovato l’accordo col club (120 Milioni circa). L’arrivo di James Milner non cambierà nulla nelle caselle di centrocampo, sembra infatti che il tecnico sia deciso a farlo giocare in difesa proprio da falso terzino. Di spessore i 2 terzini titolari, a sinistra l’Ecuadoriano Pervis Estupiñán e a destra Pascal Groß, interessante sarà vedere se il giovane Tariq Lamptey riuscirà a ritagliarsi un pò di spazio sulla destra. Tra i centrali di difesa spicca sicuramente il capitano Lewis Dunk, a completare il reparto Adam Webster, Igor, Joël Veltman, Jan Paul van Hecke (gli ultimi 2 possono essere utilizzati anche da terzini).
Completiamo con i portieri, dotati di grandi abilità con i piedi sia il neo acquisto Bart Verbruggen e il confermato Jason Steele promosso a primo portiere nella passata stagione proprio da De Zerbi.

Forse qualcosa arriverà ma la chiusura del mercato è ormai alle porte.

Parafrasando Maurizio Mosca : “ah ma come gioca il Brighton!!!”

In area si marca “a uomo” o “a zona”

A cura di Dario Fiumanò tecnico abilitato Uefa C e Uefa B

Rivedendo la partita tra Union Berlino e Atalanta ho notato subito un piccolo errore sul primo goal subito dalla Dea.

Ovviamente si tratta di un amichevole estiva, in cui le gambe non girano come dovrebbero e questo potrebbe condizionare anche la capacità di assorbire/seguire i riferimenti in fase difensiva.

Partendo da questo goal però vorrei porre un quesito e provare in parte a darne una risposta.

In area si marca “a uomo” o “a zona”?

Da sempre ci viene detto che lontani dalla nostra area di rigore si dovrà cercare di coprire lo spazio che c’è tra noi e la porta, cercando in ogni modo di difendere la porta. Questo processo è classico della difesa “a zona” dove spesso ci disinteressiamo del riferimento perchè il nostro obiettivo è quello di chiudere il più possibile gli spazi che potrebbero portare il nostro avversario al goal. (ovviamente ho estremizzato e sintetizzato il concetto)

Spesso ci viene chiesto di cambiare drasticamente questo atteggiamento nel momento in cui l’avversario si trova dentro la nostra area di rigore. A quel punto lo spazio tra l’avversario e la porta è praticamente inesistente e dovrò occuparmi del mio riferimento avversario per evitare che quest’ultimo faccia goal. Processo classico della difesa “a uomo”(anche in questo caso ho sintetizzato il concetto)

Un tecnico di Coverciano a noi corsisti ci fece notare come un’attaccante in area può condizionare le scelte del difensore e quasi mai viceversa. Facciamo un esempio :

Un attaccante come Pippo Inzaghi decide come e se anticipare il difensore, in virtù del fatto che essendo lui a fare la prima scelta avrà decimi di secondo in più rispetto al difensore, pertanto per quanto questo difensore sarà reattivo potrebbe arrivare sempre in ritardo. Ribaltando il punto di vista il risultato non cambia, il difensore difficilmente potrà fare la prima mossa in area, perchè rischierebbe di rimanere spiazzato dalla decisione presa dall’attaccante ( contromovimento ). Esiste anche un caso in cui l’attaccante lascia decidere al difensore per poi effettuare il movimento opposto.
In ogni caso contro attaccanti molto bravi e rapidi diventa complicato marcare a distanza ravvicinata.
Esistono casi in arrivare al contatto fisico con la punta di riferimento diventa addirittura deleterio, pensiamo per esempio ad attaccanti bravi ad appoggiarsi ai difensori per poterli raggirare, un esmepio eclatante è Olivier Giroud.

Oggi in alcuni casi la situazione sembra essersi concettualmente ribaltata, lontani dalla propria area di rigore si vedono molto spesso delle marcatura “uomo a uomo” per inibire la fase di costruzione avversaria. Nel caso in cui questa marcatura dovesse andare a vuoto ci sarà comunque spazio (e quindi tempo) per poter rimediare all’errore.
In are invece si vede molto più spesso attuare delle coperture a zona decidendo prima quali spazi coprire in caso di cross e traversoni in modo tale da coprire preventivamente la porzione di area in cui andrà a finire il pallone. Questo per evitare di essere ingannati dai movimenti degli attaccanti come nell’esempio fatto sopra.

Ho per tanto analizzato il goal pensando a quale potesse essere l’errore:

Esempio numero 1:

Nel caso della marcatura a uomo

Kolasinac perde il contatto visivo col suo avversario diretto, errore che invece non commette Djimsiti. Quando si marca a uomo questo non deve mai accadere. L’unico riferimento è l’uomo pertanto non può mai essere perso di vista.
Djimsiti riguardando il video controlla 3 volte in pochissimo tempo la posizione del suo avversario mentre Kolasinac solo inizialmente.

Nel caso della marcatura a uomo

Esempio numero 2:

Nel caso in cui si decidesse invece di marcare a zona, se ci troviamo a fronteggiare un cross dal fondo non ha più senso mettersi in linea col difensore che copre il primo palo, ma sarà necessario applicare quella che viene chiamata diagonale negativa.

Nel caso di marcatura a zona

Piccolo approfondimento:

Nel calcio viene applicata la diagonale dai difensori che restano in copertura, per esempio quanto il terzino decide di “rompere” la linea ed uscire sull’avversario diretto.
Se il cross viene effettuato dalla trequarti, gli altri 3 (per esempio se si tratta di una difesa a 4) dovranno mettersi in diagonale rispetto al terzino e coprire lo spazio in modo molto compatto.

Diagonale in caso di cross alla trequarti

Nel caso in cui il cross arriva da fondo campo, bisognerà cercare di riempire l’area diversamente. Il primo difendente occuperà sempre il primo palo, per evitare i tagli da parte degli avversari. Ma il secondo eviterà di allinearsi al primo difendente cercando di prevenire i cross arretrati, supponendo che i palloni che dovessero superare il difendente posto sul primo palo, finiscano nella zona di competenza del portiere.

Diagonale negativa in caso di cross dal fondo.

Esistono situazioni in cui ci si dispone invece a triangolo o cono che dir si voglia, soprattutto se gli avversari attaccano anche il secondo palo, zona in cui il portiere potrebbe non poter più arrivare, soprattutto se è impegnato ea presidiare il primo palo

Nota bene

Anche quando si difende a zona non possiamo disinteressarci completamente degli avversari, la zona pura ha difatti lasciato il posto alla zona mista (o a uomo nella zona), una via di mezzo tra le 2 classi di pensiero. Si è per tanto responsabili dell’uomo presente all’interno della propria zona di competenza. Bisogna inoltre ricordare che i difendenti dovranno sempre aggredire il pallone in avanti per evitare di essere anticipati e per evitare di deviare (in gergo spizzare) i palloni all’indietro, inconveniente che spesso causa autogol o manda fuori tempo compagni e portiere che si trovano alle spalle.

A seguire il video completo e riassuntivo del goal subito dall’Atalanta.

Punti di vista.

Possesso in situazione/costruzione dal basso (4+port. VS 2)

  1. Premessa/Principio.
  2. Obiettivo.
  3. Disposizioni generali
  4. Regole

Premessa/Principio.

Come già detto in questo precedente articolo, uno dei concetti che secondo me andrebbe applicato quando si allena, soprattutto negli ultimi livelli dell’agonistica (allievi e Juniores) è la “SCOMPOSIZIONE”, intesa come semplificazione e scorporazione di un segmento facente parte di un sistema più complesso.
Volendo evitare esercitazioni tattiche senza avversari (cosiddette “contro zero”) e volendo sfruttare i tempi della seduta per immergere i ragazzi il più possibile in situazioni di gioco, andrò così a scomporre la costruzione dal basso realizzando un possesso in situazione, inserendo i giocatori in un contesto quanto più possibile reale e simile al contesto di gioco, mantenendo anche i ruoli effettivi.

Obiettivo.

Fase difensiva:
In questa esercitazioni vi sono molteplici aspetti della fase difensiva. Uno di questi sicuramente viene allenato attraverso la transizione, infatti una volta che la difesa perde palla dovrà reagire nel più breve tempo possibile per evitare di subire il goal. L’altro concetto difensivo è quello della prima pressione dei 3 attaccanti, aspetto che spesso non viene considerato, se si difende da squadra i primi ad attuare la fase difensiva sono i 3 attaccanti per tanto è giusto che anche loro ne facciano esperienza in situazione.

Fase offensiva:

Per fase offensiva non dobbiamo intendere soltanto l’ultima fase di un’azione di attacco, ma anche la semplice fase di possesso e costruzione che porterà la nostra squadra in un secondo momento ad arrivare al goal. In questo caso è ovvio che verrà allenata la costruzione dal basso per migliorare la capacità di gestione della palla nella prima fase di gioco, ma verrà allenata anche attraverso la transizione positiva, infatti se gli attaccanti riescono ad intercettare il possesso palla effettuato dalla difesa e dal centrocampo, devono provare a fare goal.

Disposizioni generali

Per questo tipo di esercitazione serviranno 11 giocati per creare 2 squadre. Si creano 2 settori di gioco come in figura, inserendo per ogni lato del settore i 4 giocatori avendo cura di mantenere le posizioni effettivi dei singoli giocatori, riuscendo così a simulare per ogni settore un rombo di costruzione formato da un difensore centrale (DC), un terzino (TS/TD), il vertice basso (CC) e una mezzala (CD/CS) con l’aggiunta del portiere utilizzabile per spostare il pallone da un settore all’altro. Contro di loro ci saranno 3 attaccanti che una volta effettuata la prima giocata da parte del portiere potranno occupare il settore in cui si trova il pallone con un massimo di 2 giocatori e cioè una punta (P) e un’ala (AD/AS).

Regole

Le regole sono molto semplici, una volta effettuati un numero stabiliti di passaggi la palla potrà passare da un settore all’altro e così via, ma se verrà intercettata dai 3 attaccanti il gioco si trasformerà da posizionale ad effettivo con libertà della squadra in sovrannumero di lasciare le proprie postazioni e ripiegare in un’azione difensiva vera e propria.


Per il punteggio si consiglia di assegnare un punto per ogni giro completo di palla, per esempio partendo da destra si passa a sinistra e si ritorna nuovamente a destra, ed assegnare un valore di 3 punti per ogni goal effettuato dai 3 attaccanti, per aiutare la squadra in inferiorità numerica e aumentare la concentrazione durante la gestione della palla della squadra in superiorità numerica.

Duelli da 1vs1 a 2vs2 a rotazione.

A cura di Dario Fiumanò istruttore abilitato Uefa B e Uefa C

  1. Principio.
  2. Premessa.
  3. Aspetto condizionale.
  4. Disposizioni generali.
  5. Regole.
  6. Variante.

Principio.

Marcamento, smarcamento, copertura, transizioni, finalizzazione.

Premessa.

Se c’è una cosa che da sempre fa la differenza nel calcio, la capacità dei giocatori di creare superiorità numerica. Di conseguenza per annullare questa superiorità degli avversari servono difendenti capaci di non farsi superare nell’1 contro 1. Questa esercitazione mira ad allenare i calciatori nella dinamica considerata “l’atomo del calcio”, cioè la scomposizione più piccola del gioco calcio ovvero, gli 1 contro 1 e i 2contro 2. Nei 2vs2 si può già intravedere una lettura tattica, infatti il 2vs2 è la forma più piccola di cooperazione tra compagni, essenziale per allenare le fasce più piccole di età a concetti di marcatura e copertura in fase difensiva, dribbling e smarcamento in fase offensiva.
Senza dimenticare in concetto di transizione da negativa a positiva, e il coraggio di accettare l’1vs1 in fase offensiva e difensiva, fondamentali nel calcio moderno.

Aspetto condizionale.

Visti gli spazi molto piccoli e l’alta intensità dell’esercitazione, può sostituire un allenamento di forza e allenare le componenti lattacide dei calciatori.

Disposizioni generali.

Disponiamo 2 squadre da 6 elementi ciascuna in un campo di dimensioni 15mx15m/15mx20m, con 2 portieri agli estremi. La durata delle azioni dovrà essere di breve durata vista l’alta intensità, quindi dai 30’’ al minuto.

Regole.

Le 2 squadre si affronteranno l’una contro l’altra. L’esercitazione partirà con un 1vs1, per poi trasformarsi in 2vs1, e successivamente in 2vs2 per ritornare ad un 1vs1 e così via. I giocatori che si trovano fuori dal campo fungeranno da sponde e man mano che l’esercitazione prosegue ruoteranno le loro posizioni all’esterno fino ad entrare dentro il campo come in figura. Ovviamente i difendenti se vincono il duello possono andare a fare goal, trasformando la transizione da negativa a positiva.

Per facilitarne la lettura ho affidato alla squadra rossa i numeri e alla squadra blu le lettere. Possiamo sintetizzare i duelli con il seguente ordine alfanumerico:

Avs1;  A,Bvs2;  A,Bvs1,2;  Bvs2,  3,2vsB;  3,2vsB,C;  3vsC;  C,Dvs3;  C,Dvs3,4;  Dvs4;  E,Dvs4;  E,Dvs4,5;  5vsE;  E,Fvs5;  E,Fvs5,6;  Fvs6; poi la serie si ripete.

Di seguito le immagini delle prime serie di duelli.

A vs 1.
A,B vs 1.
A, B vs 1, 2.
B vs 2.
3, 2 vs B.
B, C vs 2, 3.
3 vs C

Avs1;  A,Bvs2;  A,Bvs1,2;  Bvs2,  3,2vsB;  3,2vsB,C;  3vsC;  C,Dvs3;  C,Dvs3,4;  Dvs4;  E,Dvs4;  E,Dvs4,5;  5vsE;  E,Fvs5;  E,Fvs5,6;  Fvs6; poi la serie si ripete.

Variante.

Si possono semplicemente svolgere degli 1vs1 senza l’ingresso del secondo elemento e si possono sostituire i portieri con delle porticine.

ANALITICO O GLOBALE?

Non basta quindi saper fare (tecnica) serve soprattutto saper scegliere (tattica).

A cura di Dario Fiumanò istruttore abilitato Uefa C e Uefa B.

Metodo analitico o metodo situazionale? Deduttivo o induttivo? Lavoro a secco o con la palla?

Negli ultimi anni il dibattito tra i tecnici si concentra tantissimo sulla metodologia da applicare nelle sedute di allenamento.
Proviamo ad approfondire il primo quesito.
Iniziamo a capire meglio cosa intendiamo con il termine “analitico” e cosa con il termine “situazionale”.

Da sempre a scuola calcio siamo stati abituati a sedute di allenamento che prevedevano una prima fase di attivazione, poi una di affinamento tecnico e poi solo in fine ci si approcciava ad una situazione specifica del gioco del calcio cioè la partitella.
Alla base di tutto ciò vi era la convinzione che per avere in campo un giocatore che sapesse gestire le più svariate situazioni di gioco, ci voleva anzitutto un giocatore che sapesse dominare la palla.

Ecco spiegate le tantissime ore di allenamento dedicate testa bassa alla palla. Se parliamo di metodo analitico quindi parliamo di un metodo che preveda l’analisi del gesto tecnico, scomposto in ogni suo movimento e affinato in situazioni semplici, in cui il giocatore può rivolgere tutta la sua attenzione sul gesto tecnico senza disturbi esterni. Solitamente queste esercitazioni non prevedono compagni di squadra o avversari e ci si concentra soltanto sulla palla, curando al meglio il gesto tecnico. Vi torneranno in mente sicuramente: gli slalom, i palleggi, i passaggi contro il muro e così via. queste tipo di esercitazioni rientrano nel metodo ANALITICO.

A questo punto non posso non introdurre una figura emblematica che per primo provò a scomporre il gesto tecnico, analizzarlo ed infine insegnarlo, ovvero Wiel Coerver.

Wiel Coerver

L’ex calciatore olandese una volta smesso di giocare iniziò la sua carriera da allenatore e sviluppò il famoso “metodo Coerver” o “Coerver Coaching”.

Iniziò ad analizzare i grandi giocatori attraverso dei video e arrivò alla conclusione che molte delle loro abilità nell'”uno contro uno” e nel controllo di palla potessero essere sezionate ed insegnate a molti giocatori. Da queste poche mosse dei grandi giocatori, concepì poi centinaia di esercizi individuali,di piccoli gruppi e giochi che formarono le basi dei prodotti e degli eventi del Coerver Coaching, una scuola calcistica che si è diffusa poi in tutto il mondo e che ancora oggi viene praticata.
Realizzò uno schema piramidale che quindi parte dalle basi tecniche per arrivare in modo graduale a situazioni più complesse.

La piramide dell’apprendimento, base del metodo Coerver.

Fin qui tutto giusto, ma quanti compagni di squadra abbiamo conosciuto che pur avendo un’ottima tecnica non la sapessero poi mettere in campo in funzione del gioco? Quanti dei nostri compagni molto dotati tecnicamente sembravano scomparire una volta iniziata la partita? E ancora quanti dei giocolieri che vediamo affollare i social in realtà non hanno mai calcato un campo di gioco?
Basterebbe pensare a tutto questo per capire che non basta avere una grande tecnica per saper giocare bene a calcio. E allora, ha senso svolgere per anni esercitazioni di tipo analitico decontestualizzate dal gioco reale? Non sarebbe meglio sviluppare capacità tecniche specifiche al gioco e quindi allenarle nel contesto stesso del gioco?

A questo punto non posso non parlare di un altro personaggio emblematico che racchiude in se un concetto diametralmente opposto al metodo analitico, lo spagnolo Oscar Cano, allenatore professionista che nel 2013 pubblicò il libro “Il gioco di posizione del Barcellona”.

Oscar Cano.

Negli ultimi anni dopo l’avvento del TIKI TIKA firmato Guardiola si è diffuso un nuovo pensiero calcistico, secondo il quale le componenti tecniche dei giocatori non possono essere allenate al di fuori del contesto di gioco. Se il mio obiettivo è quello di formare un giocatore che sappia risolvere le più svariate situazioni che il gioco può presentare, dovrò quindi allenarlo in situazioni complesse molto simili alle condizioni del gioco stesso, quindi in situazione, da qui il termine SITUAZIONALE (GLOBALE).

Ho avuto la possibilità di assistere ad un corso tenuto in Italia da Oscar Cano, oggi allenatore del Deportivo de La Coruña, ho trovato molto interessante la sua metodologia basata sul metodo situazionale che enfatizza tantissimo i giochi di posizione.
Ci ha spiegato che Xavi non era alto, ne forte fisicamente, non molto veloce e neanche un abile dribblatore, se analizzato al di fuori del contesto di gioco sarebbe stato quindi scartato, la differenza quindi non la fa la tecnica fine a se stessa ma la tecnica applicata al contesto di gioco.

Si parla di metodo GLOBALE per tutte quelle esercitazioni che prevedono un’interazione non solo con la palla ma anche con compagni e avversari (solitamente superiori al 3vs3), in una situazione che quindi non sarà semplice ma viene definita complessa come: giochi di posizione, possessi palla, partite a tema, small sided games, rondò e così via.

Anche in questo va tutto bene, soprattutto se ci si trova ad allenare in società professionistiche o di adulti, dove ogni singolo giocatore è selezionato oppure ha già acquisito una discreta padronanza del gesto tecnico, ma può capitare di trovarsi ad allenare un gruppo di giocatori non completamente definito dal punto di vista tecnico, in cui potrebbe diventare davvero difficile svolgere esercitazioni complesse a causa delle continue interruzioni in seguito ad errori tecnici di controllo e precisione dei passaggi.

In conclusione, QUALE METOTODO UTILIZZARE?

Così come ogni allenatore deve saper scegliere il modulo in base alla squadra a sua disposizione, ogni istruttore e ogni allenatore deve conoscere e comprendere tutte le metodologie a sua disposizione e utilizzare quelle più idonee al contesto squadra a sua disposizione.

A mio avviso una volta acquisite le basi tecniche sarà più idoneo svolgere esercitazioni situazionali, ricordiamoci che la tecnica verrà comunque allenata così come veniva allenata e perfezionata nei pomeriggi in cui si giocava in cortile con ragazzi più grandi e più dotati, non abbiate paura di inserire nello stesso contesto ragazzi meno dotati, una componente umana molto importante per l’apprendimento lo svolgono i neuroni a specchio.

I neuroni a specchio sono una classe di neuroni motori che si attiva involontariamente sia quando un individuo esegue un’azione finalizzata, sia quando lo stesso individuo osserva la medesima azione finalizzata compiuta da un altro soggetto.

Se vuoi approfondire il tema dei neuroni a specchio ti consiglio questo libro .

Se posso darvi un consiglio spassionato NON iscrivete vostro figlio ai corsi tenuti da queste nuove figure che si fanno chiamare Skills Coach, imparare a fare i prestigiatori con la palla può aiutare solo i giocolieri da circo e non chi vuole giocare a calcio.

Attivazione di tecnica funzionale

A cura di Dario Fiumanò tecnico abilitato Uefa C e Uefa B.

  1. Premessa
  2. Disposizioni generali

Premessa

Quando parliamo di tecnica funzionale parliamo appunto della tecnica in funzione del contesto di gioco e non in modo analitico (ne ho già parlato qui).

Questo tipo di attivazione si è molto diffusa negli ultimi anni, perché consente di ottimizzare i tempi svolgendo una triplice funzione: attiva i muscoli, cura l’aspetto tecnico e va a toccare anche alcuni aspetti tattici.

Ovviamente in base ai principi di gioco di ogni allenatore possiamo modificare la circolazione della palla, in immagine vi è un esempio canonico con la classica sovrapposizione e incrocio di ala e punta, ma possiamo divertirci a creare situazioni sempre diverse.

Tra le cose più interessanti vi è l’assimilazione inconscia di soluzioni in contesti di gioco differenti, come una vera e propria codifica della giocata in una determinata situazione. Trattandosi di attivazione e non di una vera propria seduta tattica specifica, faremo ruotare i giocatori nelle diverse posizioni di campo, aspetto da non sottovalutare in un calcio che richiede sempre di più giocatori assoluti capaci di ricoprire più ruoli. Nella rotazione il centrale di difesa si troverà ad impostare, sovrapporsi e ad attaccare la porta acquisendo maggiore consapevolezza e migliorando le diverse letture del gioco in base alla posizione che si troverà ad occupare. Inoltre ricordiamoci che ad inizio allenamento la mente è più riposata, ed ha una maggiore capacità di assimilare informazioni. (Molti allenatori svolgevano la seduta tattica a freddo prima di iniziare l’allenamento)

Disposizioni generali

Per questo tipo di esercitazione, tempi, spazi e numero dei giocatori è a completa discrezione dell’allenatore, ricordandoci che per effettuare la rotazione in modo corretto bisognerà disporre almeno un elemento in più delle postazioni a nostra disposizione, per avere subito il ricambio nel punto in cui parte l’azione, come da esempio in figura.

L’azione parte dal numero 2 e si sviluppa in senso antiorario.
Successivamente partirà dal numero 8 effettuando una rotazione delle postazioni in senso antiorario e così via.

Se volessimo effettuare contemporaneamente l’esercitazione in 2 sensi diversi per utilizzare entrambe i piedi si può svolgere l’esercitazione su 2 campi differenti

Ricordiamoci di curare bene ogni aspetto tecnico ed ogni singolo gesto dei ragazzi come:

  • Contromovimento prima della ricezione della palla;
  • Giusta postura del corpo a coprire la palla da eventuali avversari;
  • Controllo orientato nel modo corretto (eventualmente spiegare le differenze tra un controllo chiuso e uno aperto);
  • Servizio della palla col piede corretto (eventuale spiegare la differenza in termini di velocità della frequenza tra un piede e l’altro);
  • Rispettare i tempi di gioco nel momento della sovrapposizione;
  • richiedere la mezzaluna della punta;
  • Curare i tempi del taglio dell’ala opposta al cross;
  • Richiamare l’attenzione sulla cura del gesto tecnico (passare bene la palla).

Attacco contro difesa

A cura di Dario Fiumanò istruttore qualificato UEFA C e UEFA B.

  1. Premessa
  2. Obiettivo .Fase difensiva:
  3. Obiettivo. Fase offensiva;
  4. Disposizioni generali:
  5. Regole:
  6. Variante:

Premessa

Uno dei concetti che secondo me andrebbe applicato quando si allena, soprattutto negli ultimi livelli dell’agonistica (allievi e Juniores) è la “SCOMPOSIZIONE”, intesa come semplificazione e scorporazione di un segmento facente parte di un sistema più complesso. Fin qui si capisce poco e proverò a spiegarmi meglio.
Seguendo la scuola di pensiero spagnola e parafrasando Óscar Cano “non possiamo decontestualizzare il gesto tecnico dalla situazione di gioco”, quindi avrebbe poco senso allenare il gesto tecnico in modo analitico in situazioni semplificate ( il calciatore e la palla) quando il gioco del calcio è un insieme di situazioni più complesse (calciatore, compagni, palla, avversari, spazi specifici e tempi di gioco specifici). Ergo sarebbe meglio allenare il gesto tecnico in situazioni complesse, come i possessi e i giochi di posizione per esempio a cui sono molto legato. Questo vale soprattutto per quando riguarda la tecnica. E quando si lavora su aspetti tattici?
Nel caso della tattica invece in una fase iniziale di apprendimento preferisco scorporare la complessità del gioco, partendo da una situazione semplificata e man mano riportarla alla situazione più complessa, ovvero la partita stessa.
Mi capita in precampionato per esempio  di lavorare con alcuni reparti in modo separato per poi accorparli, aumentando la complessità gradualmente.
Per esempio, in una seduta in cui abbiamo lavorato in modo separato con il reparto difensivo e poi con il reparto offensivo possiamo prima della partita finale provare a fare una partita a tema come quella che vi mostrerò.

Obiettivo .Fase difensiva:


In questa esercitazioni possiamo ritrovarci tutti i principi alla base del calcio, sia dal punto di vista offensivo che difensivo. In fase difensiva la difesa a 4 si troverà a dover difendere sotto numero e da reparto, mentre la squadra in sovrannumero dovrà applicare il pressing una volta persa palla.
Qui entra in campo un altro concetto importante nel calcio ovvero l’ ESASPERAZIONE. In allenamento è giusto tendere ad esasperare alcune situazioni, portarle al limite, anche se non si verificheranno in partita, per provare ad averne un riscontro, magari più mitigato in partita. State attenti a non esagerare con le situazioni di attacco contro difesa di questo tipo, c’è il rischio che una difesa abituata a difendere sottonumero tenda col tempo ad abbassarsi troppo e a restare molto stretta anche in partita perdendo l’aggressività e la capacità di rompere la linea.

Obiettivo. Fase offensiva;

Anche in fase offensiva (di possesso) tocchiamo i vari aspetti del gioco. Vi è una prima fase di impostazione, con la difesa in uscita dal pressing, una seconda fase di costruzione con il centrocampo che riceve dai difensori e dialoga per portare la palla agli attaccanti e una ultima fase di rifinitura e affondo con gli attaccanti che dialogano per andare a finalizzare l’azione.

Disposizioni generali:

Per questo tipo di esercitazione serviranno 22 giocati per ricreare 2 squadre con moduli speculari. Utilizziamo solo una porzione del campo utilizzando una metà campo per intero e l’altra fino al limite dell’area come in figura. Dividiamo il campo in 3 settori 2 più grandi separati in mezzo da una striscia di campo che utilizzeremo come zona franca.

Regole:

Le regole sono molto semplici da una parte avremmo 3 centrocampisti e 3 attaccanti che proveranno a fare goal contro 4 difensori schierati.

Se la difesa riesce a recuperare palla, dovrà provare ad uscire dal pressing e servire i 3 centrocampisti compagni di squadra che aspetteranno nella zona franca.

In questa zona non possono essere raggiunti dagli avversari, questo è l’elemento semplificatore che aiuterà il mantenimento del possesso palla e faciliterà la fase di costruzione.

Mentre la squadra avversaria attacca i 3 centrocampisti che stanno difendendo si dovranno a loro volta recare all’interno della zona franca e così via.


L’evoluzione dell’esercitazione sarà quella di eliminare la zona franca e passare ad una partita vera e propria, passando da una situazione semplificata ad una più complessa per il concetto di cui si parlava ad inizio articolo.

Variante:

Si può modificare il numero dei giocatori o il modulo in base alle esigenze della squadra. Si può anche in una prima fase dividere le squadre e far uscire i difensori dal pressing per andare a meta oppure inserire delle porticine in cui segnare, mimando un passaggio che tagli la prima linea di pressing come in figura. Quest’ultima soluzione può essere anche vista come l’esercitazione che precede quella di cui abbiamo parlato sopra.

In figura le 2 varianti: con meta e con porticine.

Possesso palla orientato 6vs6 + 6 jolly+ 2 portieri

A cura di Dario Fiumanò istruttore abilitato Uefa B e Uefa C

  1. Principio:
  2. Aspetto condizionale:
  3. Disposizioni generali:
  4. Regole:
  5. Variante:

Principio:

Gestione palla, smarcamento, marcamento, rifinitura.
A differenza dei normali possessi palla in cui l’obiettivo è il mantenimento della palla per più tempo possibile, quando il gioco viene orientato come in questo caso l’obiettivo diventa duplice: fare goal e non prenderlo. Io personalmente preferisco i giochi orientati perché molto più simili ad una situazione di gioco reale.

Aspetto condizionale:


A seconda delle dimensioni questo tipo di esercitazione può essere utilizzata dopo l’attivazione quindi non richiede necessariamente il sollecitamento di un aspetto condizionale specifico.

Disposizioni generali:

Disponiamo 2 squadre da 6 elementi più 2 portieri che restano fissi in un campo di dimensioni 30mx32m (circa), agevolando la squadra che si trova in possesso con altri 6 elementi disposti come in figura: 6 fuori (2 per lato dietro le porte e 1 per lato sugli esterni). Si raccomanda di fare le squadre equilibrate e di avere a disposizione casacche di colore diverso per svolgere le rotazioni delle squadre nel più breve tempo possibile. Si può utilizzare questo tipo di esercitazione dai giovanissimi fino ad una prima squadra regolando dimensioni, intensità e minutaggio.                 

Regole:

Le squadre svolgono una partita a pressione o alta intensità che dir si voglia, con la possibilità di usufruire delle sponde esterne. Per segnare però bisognerà realizzare un tiro di prima intenzione su passaggio ricevuto da una delle sponde disposte dietro le porte. Al termine della prima partita la squadra sponda entra dentro e una delle 2 squadre che si trovava all’interno esce a fare da squadra sponda e così via. Quando si svolgono questo tipo di partite bisogna dosare bene il tempo per non sovraccaricare i giocatori.

Variante:

In base ai giocatori a vostra disposizione e agli aspetti condizionali da toccare in seduta potete aumentare il numero dei giocatori o le dimensioni del campo. Di seguito alcune varianti in base ai giocatori a vostra disposizione.

variante per 22 giocatori. 6 vs 6 + 6 +2 portieri e 2 jolly.

variante per 23 giocatori: 7 vs 7 + 7 + 2 portieri

variante per 22 giocatori con un solo portiere: 7 vs 7 + 7 + 1 portiere

Possesso palla a 3 squadre (5vs5 + 5 jolly/ 6vs6 + 6 jolly)

A cura di Dario Fiumanò istruttore abilitato Uefa B e Uefa C.

  1. Principio:
  2. Aspetto condizionale:
  3. Disposizioni generali:
  4. Regole:
  5. Variante:
5vs5 + 5 jolly.

Principio:

Gestione palla. Come in tutti i possessi l’aspetto fondamentale è la gestione gestione della palla. Ovviamente oltre alle capacità tecniche del controllo e passaggio in questi esercizi sono fondamentali i concetti tattici di: smarcamento, zona luce e tutto ciò che concerne una saggia occupazione degli spazi. Inoltre allenare i giocatori a farlo in spazi ridotti e sotto pressione gli aiuterà a crescere nelle gestione di queste situazioni.

Aspetto condizionale:

Principalmente forza. Aumentando e riducendo gli spazi delle nostre esercitazioni possiamo andare a sollecitare alcuni aspetti condizionali. Se consideriamo uno spazio di lavoro a singolo giocatore di 40 m2, sicuramente andremo a lavorare sulla forza.

Disposizioni generali:

Disponiamo 2 squadre da 5 elementi ciascuna in un campo di dimensioni 20mx20m, agevolando la squadra che si trova in possesso, con altri 5 elementi così disposti: 4 fuori dal quadrato (1 per lato) e 1 all’interno del quadrato. Si raccomanda di fare le squadre equilibrate e di avere a disposizione casacche di colore diverso per svolgere le rotazioni delle squadre nel più breve tempo possibile.

Regole:

Il possesso va giocato ad alta intensità per la durata di 3 minuti, allo scadere dei 3 minuti una delle 2 squadre che ha svolto l’esercitazione all’interno del quadrato scambia la propria posizione con la squadra che aveva lavorato all’esterno e così via. La durata può essere modulata in base alle capacità fisiche dei propri giocatori.

Variante:

In base ai giocatori a vostro disposizione e agli aspetti condizionali da toccare in seduta potete aumentare il numero dei giocatori o le dimensioni del campo.

Variante: 6vs6 + 6 jolly esterni.

Il “Sistema” o  “WM” secondo Guardiola.

Di Dario Fiumanò

Analisi tattica della partita Leeds – Manchester City del 28/12/2022.

Il Sistema detto anche WM

Agli albori del calcio la disposizione in campo derivava da concetti presi da altri sport già noti nel Regno Unito. Uno dei primi moduli infatti fu l’ 1-2-3-5 che prevedeva l’utilizzo di 2 soli difendenti, 3 in mediana e ben 5 attaccanti.

Negli anni però questo sport si è evoluto tantissimo e si è data molta importanza alla fase difensiva fino arrivare a squadre che hanno completamente invertito il concetto schierando l’1-5-3-2.

In questi ultimi anni il calcio ha subito un’ulteriore evoluzione, molte squadre infatti pur mantenendo gli stessi uomini in campo prevedono diverse disposizioni nel corso della partita. Molte squadre difendono con un 1-4-4-2 e poi attaccano con un 1-4-3-3, oppure impostano con 3 difensori e difendono a 4.

Nel calcio però non si inventa nulla, cambiano regole, allenamenti, velocità di esecuzione ma tutto quello che vediamo oggi è già stato proposto in passato.

Abbiamo parlato del Milan di Pioli che in modo molto aggressivo attacca gli avversari mantenendo una sorte di piramide rovescia (1-2-3-5 di cui sopra) quello che abbiamo visto essere il primo modulo diffuso nel mondo del calcio.

Uno dei più grandi innovatori del calcio moderno-contemporaneo è sicuramente Guardiola, ma anche lui ha ripreso concetti già affrontati quando ancora giocava tra le file del Barcellona del grande Johan Cruijff, così come quest’ultimo riprese molti concetti di un suo allenatore Rinus Michels. Dopo aver riportato alla lucei il falso terzino già proposto da Johan Cruijff , rispolverato il falso nueve che in passato veniva chiamato centravanti arretrato da Gusztáv Sebes, la sua ultima “invenzione” è stata quella di riprendere il concetto del Sistema o WM un modulo che prevede un 1-3-2-2-3 visto dall’alto appunto una WM.

Il Sistema detto anche WM

Qualche anno fa rimasi incuriosito da questo modulo e mentre lo provavo nei videogame cercavo di capire se il suo utilizzo avrebbe potuto trovare riscontro nella realtà e ai nostri tempi. Negli ultimi anni infatti da quando si è diffuso l’attacco a 3 mettendo da parte le classiche 2 punte è diventato molto difficile proporre difese a 3 pure senza l’utilizzo di esterni a tutta fascia. Moduli come L’ 1-3-ROMBO-3 infatti utilizzati tra gli altri anche da Bielsa hanno lasciato il posto al più comune 1-4-3-3 che consente di avere una copertura adeguata all’ampiezza contro l’attacco a 3.

Per onor di cronaca anche in passato ci fu un vero e proprio scontro ideologico, mentre nei paesi anglosassoni andava di moda il “Sistema” in Italia grazie a Vittorio Pozzo si sviluppava il “Metodo” un 1-4-3-3 con appunto il metodista al centro del progetto tattico, pensiero che ha dato il nome a questa pagina.

Nella partita del 28/12/2022 tra Leeds e Manchester City è andata in scena l’ultima trovata di Guardiola.

Si può notare con evidenza la WM utilizzata dal City.

Qui possiamo vedere in modo evidente come il tecnico del City propone in fase di possesso la WM. Il modo di interpretare le partite delle squadre di Guardiola facilità tutto questo. Infatti per subire poco sugli esterni bisogna avere pieno controllo dell’avversario che tradotto in termini Guardioliani vuol dire avere il pieno controllo della sfera.

Sempre la WM.

In realtà a difesa schierata il City difende con una linea di 4 difensori. Nel ruolo di falso terzino vi è il giovanissimo classe 2004 Rico Lewis, che difende da terzino e imposta da mediano.

Una delel rare volte il cui il City ha difeso a 4.

In realtà nel corso della partita sono rare le volte in cui possiamo vedere la linea difensiva a 4, perché di fatto il Leeds non riuscirà mai a mettere in difficoltà il City. Sarà una partita in pieno controllo con ben il 69% di possesso palla da parte del City e nei rari momenti in cui perde palla, il possesso avversario dura troppo poco per vedere il cambio modulo, in quanto le transizioni difensive del City verranno svolte sempre con il modulo con il quale sta impostando ovvero la WM.

Se volete approfondire la storia e l’evoluzione del gioco del calcio vi invito a leggere “La piramide rovesciata” di Jonathan Wilson al link: https://www.libreriauniversitaria.it/piramide-rovesciata-storia-calcio-vista/libro/9788861270220