In area si marca “a uomo” o “a zona”

A cura di Dario Fiumanò tecnico abilitato Uefa C e Uefa B

Rivedendo la partita tra Union Berlino e Atalanta ho notato subito un piccolo errore sul primo goal subito dalla Dea.

Ovviamente si tratta di un amichevole estiva, in cui le gambe non girano come dovrebbero e questo potrebbe condizionare anche la capacità di assorbire/seguire i riferimenti in fase difensiva.

Partendo da questo goal però vorrei porre un quesito e provare in parte a darne una risposta.

In area si marca “a uomo” o “a zona”?

Da sempre ci viene detto che lontani dalla nostra area di rigore si dovrà cercare di coprire lo spazio che c’è tra noi e la porta, cercando in ogni modo di difendere la porta. Questo processo è classico della difesa “a zona” dove spesso ci disinteressiamo del riferimento perchè il nostro obiettivo è quello di chiudere il più possibile gli spazi che potrebbero portare il nostro avversario al goal. (ovviamente ho estremizzato e sintetizzato il concetto)

Spesso ci viene chiesto di cambiare drasticamente questo atteggiamento nel momento in cui l’avversario si trova dentro la nostra area di rigore. A quel punto lo spazio tra l’avversario e la porta è praticamente inesistente e dovrò occuparmi del mio riferimento avversario per evitare che quest’ultimo faccia goal. Processo classico della difesa “a uomo”(anche in questo caso ho sintetizzato il concetto)

Un tecnico di Coverciano a noi corsisti ci fece notare come un’attaccante in area può condizionare le scelte del difensore e quasi mai viceversa. Facciamo un esempio :

Un attaccante come Pippo Inzaghi decide come e se anticipare il difensore, in virtù del fatto che essendo lui a fare la prima scelta avrà decimi di secondo in più rispetto al difensore, pertanto per quanto questo difensore sarà reattivo potrebbe arrivare sempre in ritardo. Ribaltando il punto di vista il risultato non cambia, il difensore difficilmente potrà fare la prima mossa in area, perchè rischierebbe di rimanere spiazzato dalla decisione presa dall’attaccante ( contromovimento ). Esiste anche un caso in cui l’attaccante lascia decidere al difensore per poi effettuare il movimento opposto.
In ogni caso contro attaccanti molto bravi e rapidi diventa complicato marcare a distanza ravvicinata.
Esistono casi in arrivare al contatto fisico con la punta di riferimento diventa addirittura deleterio, pensiamo per esempio ad attaccanti bravi ad appoggiarsi ai difensori per poterli raggirare, un esmepio eclatante è Olivier Giroud.

Oggi in alcuni casi la situazione sembra essersi concettualmente ribaltata, lontani dalla propria area di rigore si vedono molto spesso delle marcatura “uomo a uomo” per inibire la fase di costruzione avversaria. Nel caso in cui questa marcatura dovesse andare a vuoto ci sarà comunque spazio (e quindi tempo) per poter rimediare all’errore.
In are invece si vede molto più spesso attuare delle coperture a zona decidendo prima quali spazi coprire in caso di cross e traversoni in modo tale da coprire preventivamente la porzione di area in cui andrà a finire il pallone. Questo per evitare di essere ingannati dai movimenti degli attaccanti come nell’esempio fatto sopra.

Ho per tanto analizzato il goal pensando a quale potesse essere l’errore:

Esempio numero 1:

Nel caso della marcatura a uomo

Kolasinac perde il contatto visivo col suo avversario diretto, errore che invece non commette Djimsiti. Quando si marca a uomo questo non deve mai accadere. L’unico riferimento è l’uomo pertanto non può mai essere perso di vista.
Djimsiti riguardando il video controlla 3 volte in pochissimo tempo la posizione del suo avversario mentre Kolasinac solo inizialmente.

Nel caso della marcatura a uomo

Esempio numero 2:

Nel caso in cui si decidesse invece di marcare a zona, se ci troviamo a fronteggiare un cross dal fondo non ha più senso mettersi in linea col difensore che copre il primo palo, ma sarà necessario applicare quella che viene chiamata diagonale negativa.

Nel caso di marcatura a zona

Piccolo approfondimento:

Nel calcio viene applicata la diagonale dai difensori che restano in copertura, per esempio quanto il terzino decide di “rompere” la linea ed uscire sull’avversario diretto.
Se il cross viene effettuato dalla trequarti, gli altri 3 (per esempio se si tratta di una difesa a 4) dovranno mettersi in diagonale rispetto al terzino e coprire lo spazio in modo molto compatto.

Diagonale in caso di cross alla trequarti

Nel caso in cui il cross arriva da fondo campo, bisognerà cercare di riempire l’area diversamente. Il primo difendente occuperà sempre il primo palo, per evitare i tagli da parte degli avversari. Ma il secondo eviterà di allinearsi al primo difendente cercando di prevenire i cross arretrati, supponendo che i palloni che dovessero superare il difendente posto sul primo palo, finiscano nella zona di competenza del portiere.

Diagonale negativa in caso di cross dal fondo.

Esistono situazioni in cui ci si dispone invece a triangolo o cono che dir si voglia, soprattutto se gli avversari attaccano anche il secondo palo, zona in cui il portiere potrebbe non poter più arrivare, soprattutto se è impegnato ea presidiare il primo palo

Nota bene

Anche quando si difende a zona non possiamo disinteressarci completamente degli avversari, la zona pura ha difatti lasciato il posto alla zona mista (o a uomo nella zona), una via di mezzo tra le 2 classi di pensiero. Si è per tanto responsabili dell’uomo presente all’interno della propria zona di competenza. Bisogna inoltre ricordare che i difendenti dovranno sempre aggredire il pallone in avanti per evitare di essere anticipati e per evitare di deviare (in gergo spizzare) i palloni all’indietro, inconveniente che spesso causa autogol o manda fuori tempo compagni e portiere che si trovano alle spalle.

A seguire il video completo e riassuntivo del goal subito dall’Atalanta.

Punti di vista.

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