Parlare di Davide Possanzini senza farmi condizionare dal suo passato alla Reggina sarà difficile…ma ci proverò.

Per parlare di Possanzini allenatore, però, è doveroso fare un passo indietro e spiegare brevemente chi era Possazini giocatore.
Nel 1998/99 è stato uno dei principali “responsabili” della prima storica promozione in A della Reggina, dove si mise in evidenza come dribblatore seriale, dallo scatto bruciante, col guizzo tipico dei brasiliani, tanto da meritarsi il coro “Nella Reggina c’è – un giocatore che – Dribbla come Pelè – Possanzini alè alè”.
Nella stagione 1999/2000 realizza il goal (e che goal) che regala la prima storica vittoria in serie A della Reggina: Pirlo per Possanzini ed è già nostalgia.
Goal al minuto 02:00 del video.
Nella stessa stagione realizza al San Siro quello che lui definisce il GOAL preferito della sua carriera (Anche qui Pirlo per Possanzini).
Goal al minuto 02:12 del video.
Dovrei fare un articolo a parte per spiegare quanto Possanzini abbia lasciato il segno a Reggio Calabria, ma in fondo all’articolo vi lascerò un link per andare a riguardare la cavalcata della Reggina dalla B alla A realizzata dall’ amico Aldo Antonio Fiorenza venuto a mancare qualche anno fa.
Per tutti gli amanti del calcio allenato questa è la stagione di Thiago Motta in serie A, Vincenzo Vivarini in serie B e Davide Possanzini in Lega Pro.
Non sempre si riesce a seguire con curiosità la Lega Pro se non si è tifosi di una delle squadre dei gironi per i ritmi non altissimi e il bel gioco che latita. Davide Possanzini però, come già accadde per il Foggia di De Zerbi di cui lui è stato vice allenatore, è riuscito nell’intento di portare il bel gioco anche in Lega Pro. La sua squadra si schiera con quello che potremmo definire un 14231 o 1433.

Potremmo appunto, ma il condizionale è d’obbligo, parlare di moduli sarebbe molto limitante: come vedremo in quest’analisi il calcio del Mantova è molto fluido con la difesa a 4 che soprattutto in fase di impostazione si sposta a 3
Formazione tipo:
In porta troviamo Marco Festa. Il terzino destro, Nicolò Radaelli si alza diventando un esterno offensivo (ben 5 goal su azione) con Erik Panizzi terzino opposto che invece stringe dentro il campo per formare assieme a Fabrizio Brignani e Alex Redolfi una sorte di difesa a 3. Lo possiamo vedere dall’immagine che segue:

A centrocampo troviamo, invece, Salvatore Burrai e Mattia Muroni alle spalle del trequartista Simone Trimboli. In realtà, il triangolo di centrocampo ruota spesso e va a perdere il vertice alto/trequartista con Burrai, che si abbassa in regia e va a formare così un triangolo con il vertice basso, mentre Trimboli si abbassa leggermente aprendosi come una vera e propria mezzala.
In avanti, invece, il trio è composto da Antonio Fiori largo a sinistra, Francesco Galuppini “largo” a destra e Davis Mensah, che svolge il ruolo di punta.
Da notare come in realtà Galuppini staziona per lo più dentro al campo (haf-space di destra), lasciando la corsia di destra a Radaelli, mentre Trimboli dal centrocampo tende ad alzarsi alle spalle della punta in una posizione più aperta nell’half-space di sinistra, molto vicina allo stesso Galuppini, con Fiori che rimane molto largo.
Questa è la caratteristica che preferisco di questo Mantova: schierandosi così riesce ad avere tutti i vantaggi del 13421 di Gasperiniana memoria (immaginiamo Gomez e Ilicic ad agire negli half-space dietro a Zapata, con Hetabour e Gonsens a garantire l’ampiezza), ma riesce ad avere anche i vantaggi del centrocampo a 3 col vertice basso. In pratica riesce ad avere un sovrannumero in fase di impostazione/costruzione e un sovrannumero in fase di rifinitura.
Come costruisce:
Nel video che segue possiamo vedere una soluzione interessante, col difensore centrale di destra che si allarga, facendo alzare il terzino e il portiere a prendere il suo posto in una sorte di difesa a 4 da destra a sinistra composta da: Dif. Centrale di destra a fare il terzino di destra, portiere a fare il centrale di destra, centrale di sinistra al suo posto e terzino sinistro al suo posto. In generale è una squadra che ama prendersi dei rischi per attirare gli avversari nella propria metà campo, per poi attaccare lo spazio venutosi a creare con grande velocità.
Il prossimo video è un esempio di quanto detto prima sulle rotazioni del centrocampo. Il Mantova effettua rotazioni continue che cercano di destrutture la squadra avversaria. Infatti diventa molto complicato trovare una strategia nella pressione come, per esempio, codificare le varie uscite in pressione in quanto i riferimenti cambiano spesso posizione in campo.
Sul centrocampo va fatto un piccolo appunto. L’appunto si chiama Salvatore Burrai, vero metronomo del centrocampo con grande capacità di alternare passaggio corto a lancio lunga con estrema precisione. Anche qui 2 statistiche che ci aiutano a capire meglio il profilo del calciatore.


Burrai ha realizzato 4 goal di cui uno direttamente da corner e svariati assist. A lui venivano affidati tutti i corner e le punizioni dalla trequarti. Per inciso, di goal su palla inattivi ne sono stati segnati parecchi ma lo vedremo più avanti. Di seguito una piccola clip con alcune delle sue giocate.

Anche in questa statistica Burrai è tra i primi, ma questa immagine mi aiuta a fare una riflessione. Solitamente nelle squadre che applicano un grande possesso palla troviamo i centrali di difesa ai primi posti per numero di passaggi effettuati. Qui al primo posto, invece, troviamo Burrai. Altro dato interessante è che nei primi 10 posti del campionato 6 sono del Mantova. Infatti, il Mantova ha chiuso il campionato da prima per numero di passaggi ma questo dato non deve ingannare.

In fase di impostazione ricorda molto le squadre di De Zerbi o, in generale, di tutti gli allenatori che prediligono il controllo del gioco. Questo potrebbe far pensare ad una squadra che tende ad addormentare il gioco e che potrebbe “annoiare” i detrattori del Tiki-Taka. In realtà il Mantova ha una grande capacità di giocare verticale e di ribaltare il fronte una volta recuperata palla.
È arrivata prima per attacchi alla profondità davanti anche all’Atalanta U23 di mister Francesco Modesto, uno che per intenderci porta avanti la filosofia di Gasperini applicata all’under23.

Un piccolo estratto video di quanto appena detto.
Per i detrattori del gioco di posizione e del possesso palla, vorrei concentrarmi su un altro dato. Il Mantova è primo per numero di palloni giocati dentro l’area avversaria. Vuol dire che, oltre il possesso in fase di costruzione nella propria metà campo, riesce ad incidere e a dominare anche il gioco nella metà campo avversaria.

Colpisce la capacità di giocare nello stretto, alternando goal in cui riesce a perforare per vie centrali nonostante la grande densità avversaria a goal in cui la concentrazione di passaggi all’interno del campo serve ad attirare avversari e quindi liberare le corsie esterne.
Questa capacità di fraseggiare nello stretto, unita alla voglia di attaccare la linea avversaria con tanti uomini, non può non tradursi nel miglior attacco del campionato.
Il Mantova non disdegna neanche la giocata diretta alla ricerca dell’attaccante boa Mensah, che merita un plauso. L’attaccante perfetto per il calcio moderno, l’Osimhen della lega pro. Per una squadra così diventa fondamentale avere la possibilità di tanto in tanto di alzare la palla per la punta per eludere il pressing. Inoltre, Mensah sa alternare bene il gioco a venire incontro e l’attacco alla profondità. Insomma un attaccante completo. Oltre alle giocate già viste nel precedente video, a seguire mostro alcuni esempi dell’attaccante stile boa e dell’attaccante che allunga la propria squadra.
Mensah si rivela molto utile nel classico gioco palla avanti,palla dietro, palla avanti ed è solito ricorrere al colpo di tacco per eludere la pressione dei difensori.
Abbiamo detto di un Mantova capace di giocare nello stretto,
in ampiezza, sul corto e sul lungo. Bravo nel compiere azioni manovrate, ma
anche nell’arrivare in porta con tre passaggi. Per completare il quadro, il
Mantova con 72 goal è il miglior attacco del campionato anche perché quando non
si sblocca la partita su azione si sblocca su calcio piazzato. Migliore del campionato con 16 goal dopo calcio piazzato.

Fase difensiva:
Con 31 goal è la terza miglior difesa a sole 3 lunghezze dal Padova miglior difesa con 28 goal subiti. Se vogliamo trovare un piccolo difetto a questa squadra, considerando qualche goleada subita , è forse la capacità di rimanere in partita quando le cose non vanno come dovrebbero. Il gioco aggressivo può portare a qualche ripartenza di troppo se le uscite del reparto arretrato non vengono effettuate coni tempi giusti.
Dai dati estrapolati su wyscout, però, possiamo dedurre che si tratta della squadra che ha sofferto di meno, subendo poco o niente gli avversari affrontati.

Come possiamo notare è una squadra che ama difendere alta, con un pressing molto forte e aggressivo che spesso porta al goal.
Altro aspetto da tenere in conto ( che spesso qualche opinionista sbadato dimentica ) è il numero di palle perse di questa squadra. Va spiegato che il controllo del gioco tradotto in percentuali di possesso palla molte alta vuol dire anche questo, rischiare poco. Non è vero che chi fa costruzione dal basso rischia più di altre. Se fatto bene è una delle migliori armi difensive. Dallo schema vediamo come il Mantova è la squadra che ha perso meno palloni. I più maliziosi mi faranno notare che in percentuale ha perso molti più palloni nella propria trequarti di campo, ma è anche vero che si tratta di una percentuale in media con quasi tutte le altre squadre, che comunque hanno perso più palloni nelle altre porzioni di campo.

Altro dato che dovrebbe far riflettere è il numero di duelli difensivi. Il Mantova è ultimo. Non vuol dire che è la squadra più scarsa nei duelli, ma che si tratta della squadra che ha dovuto compiere meno duelli difensivi. Questo dato infatti si riferisce al duello che avviene quando la squadra avversaria è in possesso palla.

Se le premesse sono queste non vediamo l’ora che parta il nuovo campionato per scoprire le novità tattiche del Mantova targato Possanzini.
Come promesso, per gli amici di Reggio Calabria e per chi si volesse fare un’idea di ciò che ha rappresentato per noi Possanzini vi linko la cavalcata della Reggina a cura dello storico fotografo e reporter dei campi di Reggio e provincia.
Ciao Aldo!





















