Il Mantova di Davide Possanzini

Parlare di Davide Possanzini senza farmi condizionare dal suo passato alla Reggina sarà difficile…ma ci proverò.

Davide Possanzini con la maglia della Reggina.

Per parlare di Possanzini allenatore, però, è doveroso fare un passo indietro e spiegare brevemente chi era Possazini giocatore.

Nel 1998/99 è stato uno dei principali “responsabili” della prima storica promozione in A della Reggina, dove si mise in evidenza come dribblatore seriale, dallo scatto bruciante, col guizzo tipico dei brasiliani, tanto da meritarsi il coro “Nella Reggina c’è – un giocatore che – Dribbla come Pelè – Possanzini alè alè”.

Nella stagione 1999/2000 realizza il goal (e che goal) che regala la prima storica vittoria in serie A della Reggina: Pirlo per Possanzini ed è già nostalgia.
Goal al minuto 02:00 del video.

Goal di Possanzini nella prima storica vittoria della Reggina in serie A.

Nella stessa stagione realizza al San Siro quello che lui definisce il GOAL preferito della sua carriera (Anche qui Pirlo per Possanzini).
Goal al minuto 02:12 del video.

Goal di Possanzini al San Siro.

Dovrei fare un articolo a parte per spiegare quanto Possanzini abbia lasciato il segno a Reggio Calabria, ma in fondo all’articolo vi lascerò un link per andare a riguardare la cavalcata della Reggina dalla B alla A realizzata dall’ amico Aldo Antonio Fiorenza venuto a mancare qualche anno fa.

Per tutti gli amanti del calcio allenato questa è la stagione di Thiago Motta in serie A, Vincenzo Vivarini in serie B e Davide Possanzini in Lega Pro.

Non sempre si riesce a seguire con curiosità la Lega Pro se non si è tifosi di una delle squadre dei gironi per i ritmi non altissimi e il bel gioco che latita. Davide Possanzini però, come già accadde per il Foggia di De Zerbi di cui lui è stato vice allenatore, è riuscito nell’intento di portare il bel gioco anche in Lega Pro. La sua squadra si schiera con quello che potremmo definire un 14231 o 1433.

Dati di Wyscout. Moduli schierati.

Potremmo appunto, ma il condizionale è d’obbligo, parlare di moduli sarebbe molto limitante: come  vedremo in quest’analisi il calcio del Mantova è molto fluido con la difesa a 4 che soprattutto in fase di impostazione si sposta a 3

Formazione tipo:

In porta troviamo Marco Festa. Il terzino destro, Nicolò Radaelli si alza diventando un esterno offensivo (ben 5 goal su azione) con Erik Panizzi terzino opposto che invece stringe dentro il campo per formare assieme a Fabrizio Brignani e Alex Redolfi una sorte di difesa a 3. Lo possiamo vedere dall’immagine che segue:

Dati Wyscout. Trend posizioni in campo.

A centrocampo troviamo, invece, Salvatore Burrai e Mattia Muroni alle spalle del trequartista Simone Trimboli. In realtà, il triangolo di centrocampo ruota spesso e va a perdere il vertice alto/trequartista con Burrai, che si abbassa in regia e va a formare così un triangolo con il vertice basso, mentre Trimboli si abbassa leggermente aprendosi come una vera e propria mezzala.
In avanti, invece,  il trio è composto da Antonio Fiori largo a sinistra, Francesco Galuppini “largo” a destra e Davis Mensah, che svolge il ruolo di punta.
Da notare come in realtà Galuppini staziona per lo più dentro al campo (haf-space di destra),  lasciando la corsia di destra a Radaelli, mentre Trimboli dal centrocampo tende ad alzarsi alle spalle della punta in una posizione più aperta nell’half-space di sinistra, molto vicina allo stesso Galuppini, con Fiori che rimane molto largo.
Questa è la caratteristica che preferisco di questo Mantova: schierandosi così riesce ad avere tutti i vantaggi del 13421 di Gasperiniana memoria (immaginiamo Gomez e Ilicic ad agire negli half-space dietro a Zapata, con Hetabour e Gonsens a garantire l’ampiezza), ma riesce ad avere anche i vantaggi del centrocampo a 3 col vertice basso. In pratica riesce ad avere un sovrannumero in fase di impostazione/costruzione e un sovrannumero in fase di rifinitura.

Come costruisce:

Nel video che segue possiamo vedere una soluzione interessante, col difensore centrale di destra che si allarga, facendo alzare il terzino e il portiere a prendere il suo posto in una sorte di difesa a 4 da destra a sinistra composta da: Dif. Centrale di destra a fare il terzino di destra, portiere a fare il centrale di destra, centrale di sinistra al suo posto e terzino sinistro al suo posto. In generale è una squadra che ama prendersi dei rischi per attirare gli avversari nella propria metà campo, per poi attaccare lo spazio venutosi a creare con grande velocità.

Una delle soluzioni che ho trovato interessanti.

Il prossimo video è un esempio di quanto detto prima sulle rotazioni del centrocampo. Il Mantova effettua rotazioni continue che cercano di destrutture la squadra avversaria. Infatti diventa molto complicato trovare una strategia nella pressione come, per esempio, codificare le varie uscite in pressione in quanto i riferimenti cambiano spesso posizione in campo.

Rotazioni centrocampo.

Sul centrocampo va fatto un piccolo appunto. L’appunto si chiama Salvatore Burrai, vero metronomo del centrocampo con grande capacità di alternare passaggio corto a lancio lunga con estrema precisione. Anche qui 2 statistiche che ci aiutano a capire meglio il profilo del calciatore.

Dati Wyscout. Classifica per passaggi verso la trequarti.
Dati Wyscout. Classifica per passaggi progressivi.

Burrai ha realizzato 4 goal di cui uno direttamente da corner e svariati assist. A lui venivano affidati tutti i corner e le punizioni dalla trequarti. Per inciso, di goal su palla inattivi ne sono stati segnati parecchi ma lo vedremo più avanti. Di seguito una piccola clip con alcune delle sue giocate.

Alcune giocate di Salvatore Burrai.
Dati Wyscout. Classifica media numero di passaggi.

Anche in questa statistica Burrai è tra i primi, ma questa immagine mi aiuta a fare una riflessione. Solitamente nelle squadre che applicano un grande possesso palla troviamo i centrali di difesa ai primi posti per numero di passaggi effettuati. Qui al primo posto, invece, troviamo Burrai. Altro dato interessante è che nei primi 10 posti del campionato 6 sono del Mantova.  Infatti, il Mantova ha chiuso il campionato da prima per numero di passaggi ma questo dato non deve ingannare.

Dati Wyscout. Classifica per media passaggi.

In fase di impostazione ricorda molto le squadre di De Zerbi o, in generale, di tutti gli allenatori che prediligono il controllo del gioco. Questo potrebbe far pensare ad una squadra che tende ad addormentare il gioco e che potrebbe “annoiare” i detrattori del Tiki-Taka. In realtà il Mantova ha una grande capacità di giocare verticale e di ribaltare il fronte una volta recuperata palla.
È arrivata prima  per attacchi alla profondità davanti anche all’Atalanta U23 di mister Francesco Modesto, uno che per intenderci porta avanti la filosofia di Gasperini applicata all’under23.

Dati Wyscout. Attacchi alla profondità.

Un piccolo estratto video di quanto appena detto.

Svariati goal da gioco verticale.

Per i detrattori del gioco di posizione e del possesso palla, vorrei concentrarmi su un altro dato. Il Mantova è primo per numero di palloni giocati dentro l’area avversaria. Vuol dire che, oltre il possesso in fase di costruzione nella propria metà campo, riesce ad incidere e a dominare anche il gioco nella metà campo avversaria.

Colpisce la capacità di giocare nello stretto, alternando goal in cui riesce a perforare per vie centrali nonostante la grande densità avversaria a goal in cui la concentrazione di passaggi all’interno del campo serve ad attirare avversari e quindi liberare le corsie esterne.

Giocate nello stretto.

Questa capacità di fraseggiare nello stretto, unita alla voglia di attaccare la linea avversaria con tanti uomini, non può non tradursi nel miglior attacco del campionato.

Molti uomini attaccano la linea difensiva.

Il Mantova non disdegna neanche la giocata diretta alla ricerca dell’attaccante boa Mensah, che merita un plauso. L’attaccante perfetto per il calcio moderno, l’Osimhen della lega pro. Per una squadra così diventa fondamentale avere la possibilità di tanto in tanto di alzare la palla per la punta per eludere il pressing. Inoltre, Mensah sa alternare bene il gioco a venire incontro e l’attacco alla profondità. Insomma un attaccante completo. Oltre alle giocate già viste nel precedente video, a seguire mostro alcuni esempi dell’attaccante stile boa e dell’attaccante che allunga la propria squadra.

Giocate dirette per Mensah.

Mensah si rivela molto utile nel classico gioco palla avanti,palla dietro, palla avanti ed è solito ricorrere al colpo di tacco per eludere la pressione dei difensori.

Altra giocata di Mensah.



Abbiamo detto di un Mantova capace di giocare nello stretto,
in ampiezza, sul corto e sul lungo. Bravo nel compiere azioni manovrate, ma
anche nell’arrivare in porta con tre passaggi. Per completare il quadro, il
Mantova con 72 goal è il miglior attacco del campionato anche perché quando non
si sblocca la partita su azione si sblocca su calcio piazzato. Migliore del campionato con 16 goal dopo calcio piazzato.

Dati Wyscout. Tipologia di goal segnati

Fase difensiva:

Con 31 goal è la terza miglior difesa a sole 3 lunghezze dal Padova miglior difesa con 28 goal subiti. Se vogliamo trovare un piccolo difetto a questa squadra, considerando qualche goleada subita ,  è forse la capacità di rimanere in partita quando le cose non vanno come dovrebbero. Il gioco aggressivo può portare a qualche ripartenza di troppo se le uscite del reparto arretrato non vengono effettuate coni tempi giusti.

Esempio di uscita a vuoto.

Dai dati estrapolati su wyscout, però,  possiamo dedurre che si tratta della squadra che ha sofferto di meno, subendo poco o niente gli avversari affrontati.

Come possiamo notare è una squadra che ama difendere alta, con un pressing molto forte e aggressivo che spesso porta al goal.

Pressing alto con recupero palla che porta al goal.

Altro aspetto da tenere in conto ( che spesso qualche opinionista sbadato dimentica ) è il numero di palle perse di questa squadra. Va spiegato che il controllo del gioco tradotto in percentuali di possesso palla molte alta vuol dire anche questo, rischiare poco. Non è vero che chi fa costruzione dal basso rischia più di altre. Se fatto bene è una delle migliori armi difensive. Dallo schema vediamo come il Mantova è la squadra che ha perso meno palloni. I più maliziosi mi faranno notare che in percentuale ha perso molti più palloni nella propria trequarti di campo, ma è anche vero che si tratta di una percentuale in media con quasi tutte le altre squadre, che comunque hanno perso più palloni nelle altre porzioni di campo.

Dati Wyscout. Palle perse.

Altro dato che dovrebbe far riflettere è il numero di duelli difensivi. Il Mantova è ultimo. Non vuol dire che è la squadra più scarsa nei duelli, ma che si tratta della squadra che ha dovuto compiere meno duelli difensivi. Questo dato infatti si riferisce al duello che avviene quando la squadra avversaria è in possesso palla.

Dati Wyscout. Duelli difensivi.

Se le premesse sono queste non vediamo l’ora che parta il nuovo campionato per scoprire le novità tattiche del Mantova targato Possanzini.

Come promesso, per gli amici di Reggio Calabria e per chi si volesse fare un’idea di ciò che ha rappresentato per noi Possanzini vi linko la cavalcata della Reggina a cura dello storico fotografo e reporter dei campi di Reggio e provincia.

Ciao Aldo!

De Zerbi mania…a come gioca il Brighton!?!

A cura di Dario Fiumanò istruttore abilitato Uefa B e Uefa C

  1. Introduzione:
  2. Fase difensiva:
  3. Fase offensiva:
  4. Analisi della rosa:

Introduzione:

Oggi è facile parlare di Roberto De Zerbi come uno dei migliori allenatori sulla piazza, ma siamo in molti a studiare il suo calcio fin dai tempi del Foggia. Io, per esempio, mi imbattei in un articolo di “Ultimouomo” e di quel calcio ne restai folgorato per proposta, idea e soprattutto voglia di proporre grande calcio in categorie che ne sono lontane anni luce. Non è facile proporre un calcio fatto di pressing alto, rotazioni, interscambi e possesso nelle serie minori eppure lui ci ha mostrato che questa strada è possibile.
Forse di quel Foggia li ne riparlerò un’altra volta.

Oggi proverò ad analizzare alcuni aspetti del Brighton di De Zerbi.

Anche se si tratta solo di pre-season, quando osserviamo una squadra di De Zerbi non possiamo fare a meno di riconoscere uno stile ben preciso, fatto di possesso quasi ossessivo, capace di dominare e a tratti domare anche gli avversari più ostici, tanto in Italia quanto in Inghilterra (cosa per nulla scontata).

La mia paura più grande era quella che il mister avrebbe potuto incontrare delle difficoltà di adattamento ad un calcio come quello inglese che vive di intensità, impeto e spesso di poco “ragionamento”, dove non ci si ferma più di tanto a studiare l’avversario, non ci sono momenti morti, non ti viene lasciato il tempo di ragionare e soprattutto non tutti i calciatori sono abituati a giocare con così tanta pazienza. Proprio per questo motivo, essere riuscito ad imporre le sue idee in una terra molto lontana dal suo stile di gioco ( mentre probabilmente in Spagna o Portogallo sarebbe stato più semplice) ha reso la sua impresa ancora più eroica.

Fase difensiva:

In fase difensiva a gioco fermo (in questo caso su rimessa dal fondo degli avversari) si cerca sempre di accoppiarsi uomo contro uomo almeno contro i primi 4 uomini (nel caso di difesa a 4), con Adam Lallana che si alza in linea con Danny Welbeck prendendo i 2 centrali difensivi, mentre gli esterni di attacco si accoppiano ai 2 terzini.
Welbeck in questo caso indirizza su un lato e copre in diagonale il passaggio sul vertice basso. Una volta indirizzata la giocata si cerca di fare molta densità su quel lato cercando di coprire le linee di passaggio sia lavorando molto bene sugli intercetti, che sulle marcature molto aggressive (forti) sui riferimenti.
Non è facile trovare il filtrante giusto visti gli spazi e i tempi di giocata ridotti e, anche nel caso in cui la palla dovesse riuscire a passare, i difendenti grazie alla loro aggressività riescono a recuperarla.

Fase difensiva su rinvio dal fondo.

Altra aspetto che possiamo notare è che mentre gli esterni di attacco stringono in zona palla disinteressandosi del terzino lontano dalla palla (Kaoru Mitoma), gli esterni di difesa restano molto vicini agli esterni di attacco anche se questi si trovano nel lato opposto alla palla (Pervis Estupiñán) lasciando al centrocampista (Mahmoud Dahoud) i compiti di copertura quando i centrali difensivi decidono di uscire in marcatura.
In realtà non esiste una vera e propria copertura, lo stile difensivo è molto spregiudicato, quindi non si tratta più del classico “marco e copro” ma di un più verosimile “marco e marco”.
Questa forte aggressività porta spesso i difensori centrali a commettere falli tattici per bloccare sul nascere eventuali ripartenze.

Se invece andiamo ad analizzare lo stile difensivo durante le fasi di gioco (transizione negativa), tutti i giocatori effettuano una sorte di “gegenpressing” che porta molti uomini in modo aggressivo intorno alla palla per bloccare sul nascere le azioni avversarie, recuperando velocemente la sfera.
Questa pressione in fase difensiva in generale risulta molto efficace grazie allo stile di gioco in fase di possesso. Il gioco posizionale attuato da De Zerbi, infatti, consente alla squadra di risalire in blocco, riuscendo ad essere molto corta tra i reparti e ad avere allo stesso tempo molti uomini vicino la zona palla.
A seguire un esempio di quanto detto con l’aggiunta di un altro concetto tipico del gioco di posizione e cioè “recupero” e “consolidamento”: nel momento in cui si riesce a recuperare palla si cerca di contrattaccare trasformando la transizione negativa in transizione positiva sfruttando la disorganizzazione dell’avversario, ma se ciò non dovesse accadere, bisogna essere bravi a gestire palla nello stretto e cercare un compagno fuori dal traffico per consentire alla squadra di riorganizzare il proprio gioco posizionale.

Altro esempio di fase difensiva.

L’unico modo per poter migliore la fase difensiva è forse quella di migliorare la rosa inserendo giocatori di valore più alto. (non riesco a trovare lacune).

Fase offensiva:

Passiamo alla parte divertente,l’attacco. Più che una vera e propria analisi delle fasi di gioco in fase di possesso mi sono soffermato su alcune situazioni che hanno catturato la mia attenzione.

Partiamo dallo stile di gioco in fase di possesso. L’estremizzazione del concetto di possesso palla, che poi è forse l’aspetto più esaltante del suo stile di gioco, non è adatto ai più deboli di cuore. Fin dalle prime battute di gioco possiamo vedere con quale freddezza il suo Brighton gestisce la pressione avversaria, anche in zone di campo inusuali (per gli altri).

Possesso sotto pressione.

Se andiamo ad analizzare il possesso palla possiamo trovare molte situazioni interessanti:

  • Killer Pass direttamente su rinvio dal fondo. Questa giocata l’avevamo già vista fare spesso ad Antonio Mirante ai tempi del Sassuolo. Tutti conosco le idee di De Zerbi e pertanto cercano di pressarlo molto alti, uomo contro uomo per evitare che la sua squadra riesca ad impostare da dietro. All’inizio. come ammesso da lui stesso, ha sofferto le squadre molto aggressive come l’Atalanta di Gian Piero Gasperini, ma questo gli ha permesso di imparare molto e crescere. Negli anni infatti ha adottato una contromossa ancora più produttiva e diretta. Se c’è parità avanti vuol dire che la squadra avversaria si trova in parità anche dietro, quindi si tratta di creare il contesto giusto per andare direttamente al goal da rinvio dal fondo. Qui vedremo punta e sottopunta tirare fuori i centrali difensivi per creare molta profondità alle loro spalle. Questa profondità viene poi attaccata dagli esterni di attacco molto veloci. Il gioco è fatto.
Killer pass direttamente dal fondo.
  • Gioco a muro. Vediamo uomini ricevere di spalle e sottopressione, per attirare gli avversari e creare spazio alle loro spalle. Ci vuole coraggio e personalità. Qui vediamo Moisés Caicedo e Mahmoud Dahoud.
Gioco a muro.
  • Raccordi. Consentono di servire un terzo uomo schermato dalle coperture avversarie. Sempre Caicedo e Dahoud.
  • Rombo di costruzione. Nel dettaglio vedremo Jan Paul van Hecke alzarsi per andare a ricevere “in avanti” per creare un rombo in fase di costruzione, soluzione insolita che Italia abbiamo visto fare a Leonardo Bonucci quando ad allenare era Andre Pirlo. Solitamente infatti ai centrali di difesa si richiede di abbassarsi per ricevere palla in un condizione più sicura.
Romo di costruzione.
  • Giocare dentro per giocare fuori. Vediamo i giocatori ricercare il passaggio per vie centrali anche se è possibile il passaggio sull’esterno. Con questa scelta Adam Lallana concentra ancora di più gli avversari in zona centrale liberando sempre più spazio sull’esterno. Viene utilizzato spesso anche il classico “palla avanti-palla dietro-palla avanti”. I giocatori del Brighton sono perfettamente coordinati e attaccano lo spazio sempre con i tempi giusti.
Giocare dentro per giocare fuori.
  • Interscambio su catene laterali. Le rotazioni e gli interscambi tra i giocatori sono una delle caratteristiche più interessanti del calcio di De Zerbi fin dai tempi del Foggia, dove si serviva direttamente l’esterno di attacco (Vincenzo Sarno) che veniva incontro ai portatori e al terzino (Angelo) si lasciava il compito di occupare l’ampiezza in posizione più avanzata rispetto l’esterno di attacco stesso.
Catene laterali ai tempi del Foggia.

Questi continui interscambi hanno il compito di destabilizzare le difese avversarie e creare quel secondo di dubbio ai difendenti di parte (“Cosa faccio esco o aspetto?”). I terzini scelgono sempre di fermarsi per non lasciare la fascia scoperta lasciando al ricevente la possibilità di controllare palla indisturbato.

Nell’ultimo periodo De Zerbi ha evoluto il gioco anche grazie a Pascal Groß, che di ruolo sarebbe un centrocampista e che però viene utilizzato come “falso” terzino, qui infatti in alternativa a quanto visto sopra, il terzino rimane stretto e l’esterno largo, con le catene laterali ad alternarsi tra ampiezza e semiampiezza.

Interscambio su catene laterali.
  • Taglio interno dei terzini/ 2vs1 su fascia. Passo successivo rispetto a quanto detto prima: qui vediamo come nel corso della partita i terzini spesso attaccano la linea difensiva avversaria. Questo ha un duplice scopo: 1) bloccare la linea difensiva, che non può immediatamente risalire dovendosi preoccupare di scappare; 2) tenere sempre la difesa avversaria sulle spine. Questo salire e scendere/scappare alla lunga può stancare e la stanchezza è amica della sbavatura, la sbavatura è amica stretta del goal subito.
    Inoltre, grazie alla densità per vie centrali le difese avversarie restano molto compatte e questo gli consente di trovare spesso il 2vs1 sugli esterni.
Tagli interni.

Episodio simile ma esemplificativo della qualità di Bart Verbruggen che in fase iniziale si prende un bel rischio saltando un passaggio (al difensore centrale) ed elude la pressione avversaria servendo direttamente il terzino.

Altro esempio di taglio interno.
  • Attacco alla linea. Altri esempi di attacco alla linea da parte dei terzini anche alle spalle dei difensori. Una pecca dei portatori di palla è che si accorgono in ritardo dei tagli perdendo di fatto il tempo della giocata, vanificando il tutto.
Attacco alla linea.
  • Ripartenza/Transizione positiva. Incredibile la capacità di ribaltare l’azione e la voglia di attaccare la porta avversaria con tanti uomini. Anche in questo caso, solo la scelta sbagliata o l’imprecisione degli interpreti non consente al Brighton di trovare il goal.
Ripartenza.
  • Concentrazione/ isolamento 1vs1. Un’abilità del Brighton è quella di creare una grande concentrazione nella zona centrale, soluzione vista spesso anche nel City di Guardiola. Questo porta gli avversari a dover creare grande densità in zona centrale lasciando sguarniti gli esterni. Esterni veloci e rapidi molto abili nell’1vs1 che quindi si trovano a proprio agio in una situazione in cui hanno molto spazio per puntare la difesa avversaria.
Concentrazione/isolamento 1vs1.
  • Falso terzino. Abbiamo parlato prima di Pascal Groß nella veste di falso terzino. Spieghiamo meglio di cosa si tratta. I falsi terzini sono quei terzini che stringono dentro il campo e aiutano i centrocampisti in fase di manovra. Dopo Rinus Michels e Johan Cruijff, nei tempi più recenti è stato Guardiola a proporre questa soluzione e dopo si sono susseguiti tantissimi esempi come Theo Hernández al Milan ( ne ho già parlato qui ) e il più recente Trent Alexander-Arnold al Liverppol.
    L’evoluzione introdotta da De Zerbi è che il falso terzino non stringe e si alza solo a centrocampo ma addirittura si alza sulla linea degli attaccanti. Il gioco di posizione consente a tutta la squadra di risalire compatta così i giocatori possono muoversi all’interno di questa scacchiera senza dover coprire delle lunghe distanze.
Falso terzino.
  • Accompagnare con molti uomini. Come nel ribaltamento di fronte su calcio d’angolo, anche quando riparte su azione il Brighton spinge forte. Non di rado vediamo diversi uomini sopra la linea della palla in condizione numerica superiore a quella dell’avversario.
Attacco con tanti uomini.
  • Adam Lallana. Ho raccolto qualche impressione su questo giocatore recentemente decantato dallo stesso Roberto De Zerbi invitato alla Bobo TV ed ho capito quello che intendeva Roberto. Lallana sicuramente assieme a Welbeck è il giocatore con la carriera più importante (almeno prima dell’arrivo James Milner). Sa riconoscere gli spazi, indica le giocate, incoraggia, chiama il pressing e si fa trovare sempre nella posizione giusta, tutti elementi che abbinati a grandi doti tecniche gli consentono spesso di trovare di prima intenzione soluzioni che velocizzano di molto l’azione di rifinitura.
Adam Lallana.

Analisi della rosa:

Analizzando la rosa credo che il nostro connazionale si possa divertire parecchio.
Quest’anno potrebbe essere l’anno della consacrazione finale per il giovane Julio Enciso, lanciato proprio da De Zerbi dopo un avvio di stagione ai margini con Graham Potter. In avanti, oltre il veterano Danny Welbeck e il neo acquisto João Pedro, vi è un giovane molto interessante pronto a fare il salto di qualità, ossia il classe 2004 Evan Ferguson. Ancora tanta qualità e velocità sugli esterni, gente come Kaoru Mitoma, Facundo Buonanotte, Solly March e Simon Adingra sembrano fatti apposta per il gioco del mister. A centrocampo tuttavia manca qualcosa, nonostante le conferme di Jakub Moder, Steven Alzate, Billy Gilmour e l’arrivo di Mahmoud Dahoud, giocatore che io ammiro fin dai tempi del Borussia M’gladbach, manca qualcosa considerando che ha perso tanto, con la cessione del campione del mondo Alexis Mac Allister andato al Liverpool (42 Milioni circa) e la probabile partenza di Moisés Caicedo conteso tra Chelsea, che ha già raggiunto l’accordo col giocatore e Leverpool, che ha già trovato l’accordo col club (120 Milioni circa). L’arrivo di James Milner non cambierà nulla nelle caselle di centrocampo, sembra infatti che il tecnico sia deciso a farlo giocare in difesa proprio da falso terzino. Di spessore i 2 terzini titolari, a sinistra l’Ecuadoriano Pervis Estupiñán e a destra Pascal Groß, interessante sarà vedere se il giovane Tariq Lamptey riuscirà a ritagliarsi un pò di spazio sulla destra. Tra i centrali di difesa spicca sicuramente il capitano Lewis Dunk, a completare il reparto Adam Webster, Igor, Joël Veltman, Jan Paul van Hecke (gli ultimi 2 possono essere utilizzati anche da terzini).
Completiamo con i portieri, dotati di grandi abilità con i piedi sia il neo acquisto Bart Verbruggen e il confermato Jason Steele promosso a primo portiere nella passata stagione proprio da De Zerbi.

Forse qualcosa arriverà ma la chiusura del mercato è ormai alle porte.

Parafrasando Maurizio Mosca : “ah ma come gioca il Brighton!!!”

In area si marca “a uomo” o “a zona”

A cura di Dario Fiumanò tecnico abilitato Uefa C e Uefa B

Rivedendo la partita tra Union Berlino e Atalanta ho notato subito un piccolo errore sul primo goal subito dalla Dea.

Ovviamente si tratta di un amichevole estiva, in cui le gambe non girano come dovrebbero e questo potrebbe condizionare anche la capacità di assorbire/seguire i riferimenti in fase difensiva.

Partendo da questo goal però vorrei porre un quesito e provare in parte a darne una risposta.

In area si marca “a uomo” o “a zona”?

Da sempre ci viene detto che lontani dalla nostra area di rigore si dovrà cercare di coprire lo spazio che c’è tra noi e la porta, cercando in ogni modo di difendere la porta. Questo processo è classico della difesa “a zona” dove spesso ci disinteressiamo del riferimento perchè il nostro obiettivo è quello di chiudere il più possibile gli spazi che potrebbero portare il nostro avversario al goal. (ovviamente ho estremizzato e sintetizzato il concetto)

Spesso ci viene chiesto di cambiare drasticamente questo atteggiamento nel momento in cui l’avversario si trova dentro la nostra area di rigore. A quel punto lo spazio tra l’avversario e la porta è praticamente inesistente e dovrò occuparmi del mio riferimento avversario per evitare che quest’ultimo faccia goal. Processo classico della difesa “a uomo”(anche in questo caso ho sintetizzato il concetto)

Un tecnico di Coverciano a noi corsisti ci fece notare come un’attaccante in area può condizionare le scelte del difensore e quasi mai viceversa. Facciamo un esempio :

Un attaccante come Pippo Inzaghi decide come e se anticipare il difensore, in virtù del fatto che essendo lui a fare la prima scelta avrà decimi di secondo in più rispetto al difensore, pertanto per quanto questo difensore sarà reattivo potrebbe arrivare sempre in ritardo. Ribaltando il punto di vista il risultato non cambia, il difensore difficilmente potrà fare la prima mossa in area, perchè rischierebbe di rimanere spiazzato dalla decisione presa dall’attaccante ( contromovimento ). Esiste anche un caso in cui l’attaccante lascia decidere al difensore per poi effettuare il movimento opposto.
In ogni caso contro attaccanti molto bravi e rapidi diventa complicato marcare a distanza ravvicinata.
Esistono casi in arrivare al contatto fisico con la punta di riferimento diventa addirittura deleterio, pensiamo per esempio ad attaccanti bravi ad appoggiarsi ai difensori per poterli raggirare, un esmepio eclatante è Olivier Giroud.

Oggi in alcuni casi la situazione sembra essersi concettualmente ribaltata, lontani dalla propria area di rigore si vedono molto spesso delle marcatura “uomo a uomo” per inibire la fase di costruzione avversaria. Nel caso in cui questa marcatura dovesse andare a vuoto ci sarà comunque spazio (e quindi tempo) per poter rimediare all’errore.
In are invece si vede molto più spesso attuare delle coperture a zona decidendo prima quali spazi coprire in caso di cross e traversoni in modo tale da coprire preventivamente la porzione di area in cui andrà a finire il pallone. Questo per evitare di essere ingannati dai movimenti degli attaccanti come nell’esempio fatto sopra.

Ho per tanto analizzato il goal pensando a quale potesse essere l’errore:

Esempio numero 1:

Nel caso della marcatura a uomo

Kolasinac perde il contatto visivo col suo avversario diretto, errore che invece non commette Djimsiti. Quando si marca a uomo questo non deve mai accadere. L’unico riferimento è l’uomo pertanto non può mai essere perso di vista.
Djimsiti riguardando il video controlla 3 volte in pochissimo tempo la posizione del suo avversario mentre Kolasinac solo inizialmente.

Nel caso della marcatura a uomo

Esempio numero 2:

Nel caso in cui si decidesse invece di marcare a zona, se ci troviamo a fronteggiare un cross dal fondo non ha più senso mettersi in linea col difensore che copre il primo palo, ma sarà necessario applicare quella che viene chiamata diagonale negativa.

Nel caso di marcatura a zona

Piccolo approfondimento:

Nel calcio viene applicata la diagonale dai difensori che restano in copertura, per esempio quanto il terzino decide di “rompere” la linea ed uscire sull’avversario diretto.
Se il cross viene effettuato dalla trequarti, gli altri 3 (per esempio se si tratta di una difesa a 4) dovranno mettersi in diagonale rispetto al terzino e coprire lo spazio in modo molto compatto.

Diagonale in caso di cross alla trequarti

Nel caso in cui il cross arriva da fondo campo, bisognerà cercare di riempire l’area diversamente. Il primo difendente occuperà sempre il primo palo, per evitare i tagli da parte degli avversari. Ma il secondo eviterà di allinearsi al primo difendente cercando di prevenire i cross arretrati, supponendo che i palloni che dovessero superare il difendente posto sul primo palo, finiscano nella zona di competenza del portiere.

Diagonale negativa in caso di cross dal fondo.

Esistono situazioni in cui ci si dispone invece a triangolo o cono che dir si voglia, soprattutto se gli avversari attaccano anche il secondo palo, zona in cui il portiere potrebbe non poter più arrivare, soprattutto se è impegnato ea presidiare il primo palo

Nota bene

Anche quando si difende a zona non possiamo disinteressarci completamente degli avversari, la zona pura ha difatti lasciato il posto alla zona mista (o a uomo nella zona), una via di mezzo tra le 2 classi di pensiero. Si è per tanto responsabili dell’uomo presente all’interno della propria zona di competenza. Bisogna inoltre ricordare che i difendenti dovranno sempre aggredire il pallone in avanti per evitare di essere anticipati e per evitare di deviare (in gergo spizzare) i palloni all’indietro, inconveniente che spesso causa autogol o manda fuori tempo compagni e portiere che si trovano alle spalle.

A seguire il video completo e riassuntivo del goal subito dall’Atalanta.

Punti di vista.

Il “Sistema” o  “WM” secondo Guardiola.

Di Dario Fiumanò

Analisi tattica della partita Leeds – Manchester City del 28/12/2022.

Il Sistema detto anche WM

Agli albori del calcio la disposizione in campo derivava da concetti presi da altri sport già noti nel Regno Unito. Uno dei primi moduli infatti fu l’ 1-2-3-5 che prevedeva l’utilizzo di 2 soli difendenti, 3 in mediana e ben 5 attaccanti.

Negli anni però questo sport si è evoluto tantissimo e si è data molta importanza alla fase difensiva fino arrivare a squadre che hanno completamente invertito il concetto schierando l’1-5-3-2.

In questi ultimi anni il calcio ha subito un’ulteriore evoluzione, molte squadre infatti pur mantenendo gli stessi uomini in campo prevedono diverse disposizioni nel corso della partita. Molte squadre difendono con un 1-4-4-2 e poi attaccano con un 1-4-3-3, oppure impostano con 3 difensori e difendono a 4.

Nel calcio però non si inventa nulla, cambiano regole, allenamenti, velocità di esecuzione ma tutto quello che vediamo oggi è già stato proposto in passato.

Abbiamo parlato del Milan di Pioli che in modo molto aggressivo attacca gli avversari mantenendo una sorte di piramide rovescia (1-2-3-5 di cui sopra) quello che abbiamo visto essere il primo modulo diffuso nel mondo del calcio.

Uno dei più grandi innovatori del calcio moderno-contemporaneo è sicuramente Guardiola, ma anche lui ha ripreso concetti già affrontati quando ancora giocava tra le file del Barcellona del grande Johan Cruijff, così come quest’ultimo riprese molti concetti di un suo allenatore Rinus Michels. Dopo aver riportato alla lucei il falso terzino già proposto da Johan Cruijff , rispolverato il falso nueve che in passato veniva chiamato centravanti arretrato da Gusztáv Sebes, la sua ultima “invenzione” è stata quella di riprendere il concetto del Sistema o WM un modulo che prevede un 1-3-2-2-3 visto dall’alto appunto una WM.

Il Sistema detto anche WM

Qualche anno fa rimasi incuriosito da questo modulo e mentre lo provavo nei videogame cercavo di capire se il suo utilizzo avrebbe potuto trovare riscontro nella realtà e ai nostri tempi. Negli ultimi anni infatti da quando si è diffuso l’attacco a 3 mettendo da parte le classiche 2 punte è diventato molto difficile proporre difese a 3 pure senza l’utilizzo di esterni a tutta fascia. Moduli come L’ 1-3-ROMBO-3 infatti utilizzati tra gli altri anche da Bielsa hanno lasciato il posto al più comune 1-4-3-3 che consente di avere una copertura adeguata all’ampiezza contro l’attacco a 3.

Per onor di cronaca anche in passato ci fu un vero e proprio scontro ideologico, mentre nei paesi anglosassoni andava di moda il “Sistema” in Italia grazie a Vittorio Pozzo si sviluppava il “Metodo” un 1-4-3-3 con appunto il metodista al centro del progetto tattico, pensiero che ha dato il nome a questa pagina.

Nella partita del 28/12/2022 tra Leeds e Manchester City è andata in scena l’ultima trovata di Guardiola.

Si può notare con evidenza la WM utilizzata dal City.

Qui possiamo vedere in modo evidente come il tecnico del City propone in fase di possesso la WM. Il modo di interpretare le partite delle squadre di Guardiola facilità tutto questo. Infatti per subire poco sugli esterni bisogna avere pieno controllo dell’avversario che tradotto in termini Guardioliani vuol dire avere il pieno controllo della sfera.

Sempre la WM.

In realtà a difesa schierata il City difende con una linea di 4 difensori. Nel ruolo di falso terzino vi è il giovanissimo classe 2004 Rico Lewis, che difende da terzino e imposta da mediano.

Una delel rare volte il cui il City ha difeso a 4.

In realtà nel corso della partita sono rare le volte in cui possiamo vedere la linea difensiva a 4, perché di fatto il Leeds non riuscirà mai a mettere in difficoltà il City. Sarà una partita in pieno controllo con ben il 69% di possesso palla da parte del City e nei rari momenti in cui perde palla, il possesso avversario dura troppo poco per vedere il cambio modulo, in quanto le transizioni difensive del City verranno svolte sempre con il modulo con il quale sta impostando ovvero la WM.

Se volete approfondire la storia e l’evoluzione del gioco del calcio vi invito a leggere “La piramide rovesciata” di Jonathan Wilson al link: https://www.libreriauniversitaria.it/piramide-rovesciata-storia-calcio-vista/libro/9788861270220

Il calcio liquido di Pioli e del suo Milan

A cura di Dario Fiumanò

Ho deciso di analizzare la partita tra Milan e Juve dello scorso 8 Ottobre e approfondire alcuni aspetti di questo Milan. Mi sta incuriosendo tantissimo la sua capacità di muoversi in un modo che si potrebbe definire “liquido” senza mantenere posizioni rigide in campo ma in modo dinamico tale da occupare bene gli spazi che si vengono a creare. Spesso molti tifosi (così come fu per la Juve di Pirlo) quando non arrivano i risultati dicono frasi del tipo “ognuno va dove vuole” oppure “non si capisce con che modulo giochi” come se a quei livelli ci potesse essere una così tale disorganizzazione. Pioli è andato avanti contro ogni critica ed oggi è bellissimo ammirare questo suo “caos organizzato”, con lui i giocatori non parlano di ruoli ma di: “..spazi che vanno occupati” , così come ammesso dallo stesso Pioli in un’ intervista.

Anche se di base parte con un 1-4-3-3 possiamo vedere nel video come in fase di impostazione si sposta a 3 con Theo Hernandez nel ruolo di falso terzino, che stringe dentro il campo lasciando spazio sulla fascia a Leao, una soluzione già vista nel City di Pep Guardiola e prima ancora nel Barcellona di Johan Cruijff. Qui vediamo anche un ulteriore evoluzione del concetto con Theo Hernandez che prima occupa il ruolo di mezzala sinistra in un 1-3-3-4 ( Theo, Bennacer, Tonali) e poi stringe ancora affiancando Bennacer nel ruolo di centrocampista centrale in un 1-3-4-2-1 ( Leao, Theo, Bennacer, Diaz)

Evoluzione del modulo in pochi secondi
3-3-4 con Pobega che si alza ad affiancare Giroud.
3-4-2-1 con Tonali e Pobega nel ruolo di sottopunte molto simile al modulo di Gasperini con Pasalic e Malinovskyi a sostegno della punta.

Theo di tutti in campo sembra essere il giocatore più libero di muoversi, grazie alla sua falcata è capace di coprire ampi spazi in poco tempo, ciò gli permette di accompagnare spesso l’azione e di rientrare in breve tempo grazie anche ad un serie di marcature preventive messe in atto dai suoi compagni come vedremo nel video.

Col fermo immagine possiamo vedere prima Theo che calcia da una posizione di centro-destra insolita per un terzino sinistro.

Theo che accompagna nei 6 della piramide rovescia ( 1-3-6 )

E dopo le marcature preventive in quella che possiamo definire piramide rovescia 1-1-3-6 con Gabbia a garantire la copertura in profondità, invece Kalulu, Benacer e Tomori a dividersi il campo dietro i 6 giocatori che hanno accompagnato l’azione.

Gabbia fuori campo nella ripresa a coprire i 3 che invece marcano stretto dietro i 6 uomini offensivi.

Altra soluzione tattica in fase difensiva adottata dal centrocampo del Milan è quella di ruotare e disporsi in modo speculare agli avversari, passando da un centrocampo a 3 con un vertice basso (Bennacer) e 2 mezzeali (Tonali e Pobega) ad un centrocampo a 3 con 2 mediani (Tonali e Bennacer) e un vertice alto (Pobega)

Pobega che si alza su Locatelli.

Un altro giocatore che mi ha incuriosito è stato Pobega che in fase di non possesso si alzava e si abbassava spesso per marcare a uomo Locatelli.

Pobega segue a uomo Locatelli

Ma è in fase di possesso che mi ha stupito perchè spesso affiancava Giroud come una doppia punta. Se Giroud veniva incontro era lui a cercare la profondità nell’intento di allungare la difesa juventina, ma se Giroud usciva dalla posizione centrale era lui ad alzarsi e fare da ultimo riferimento offensivo.

Pobega come una punta

Altro giocatore che sta diventando assoluto è Tonali, ormai nella veste di tuttocampista. Molto generoso nei ripiegamenti difensivi ma altrettanto negli inserimenti lungo la fascia e per via centrali, capace di ribaltare il fronte nei “coast to coast” come il compagno Theo. Nel video lo vedremo anche fungere da punta in assenza di Giroud. In poco tempo è cresciuto molto nella gestione della palla, potremmo dire che sta in campo da veterano e corre come un ragazzino tanto che al 74esimo minuto lo vediamo assorbire in tranquillità un taglio di un più fresco Mckennie.

Anche in fase difensiva i giocatori del Milan vanno ad occupare qualsiasi zona con una difesa che potremmo definire “di uomo nella zona” una via di mezzo tra la marcatura a zona e la marcatura a uomo anche se spesso l’eccesso di aggressività la porta ad abbandonare completamente il concetto di zona e a ricreare duelli difensivi classici delle difese a uomo. Nel video vedremo Theo che parte in pressing anche lontano dalla sua zona di campo con Bennacer che va coprire la sua zona e che si ritrova ad assorbire il taglio di Mckennie nello spazio lasciato dall’uscita di gabbia.

Bennacer che copre l’uscita di Theo

Ecco se proprio devo fare una critica a questo Milan è che a volte ho la percezione che si esponga un po’ troppo. Capita che perdendo il possesso palla per difendere debba ricorrere agli straordinari con alcuni giocatori come Bennacer in questo caso, sforzi che alla lunga potrebbe sfiancare i suoi uomini. Sarà interessante capire se questo atteggiamento pagherà anche in Europa dove ogni errore può costare caro, un pò come successe all’Atalanta di qualche stagione fa con rendimento altalenante che concedeva spesso goleade agli avversari.

Altre volte tende a fidarsi molto degli 1 vs 1 in fase difensiva tanto da tralasciare le coperture come Pobega nel vidoe che vdremo.

Pobega non copre le spalle di Theo costringendo quest’ultimo al recupero.

In conclusione il Milan fa un gioco propositivo, veloce, dinamico, con un alta intensità come il calcio moderno ed Europeo richiede. Ha diverse soluzione per arrivare al goal, oltre gli strappi di Leao e Theo, può contare sugli inserimenti dei centrocampisti, su dei buoni tiratori da fuori e una buona media altezza (184 cm) che con una torre come Giroud gli consente di potersela giocare bene anche su palle alte e seconde palle. Che dire una media età di appena 25 anni ed una crescita in consapevolezza dovuta alla vittoria dello scorso campionato fanno del Milan una delle squadre più piacevoli del panorama Europeo.

Goal analisi: Ungheria-Italia 0-2 (Federico Dimarco)

A cura di Simone Pezzilli.

In questa sezione possiamo provare ad osservare i momenti clou di un’azione che porta ad una rete, cercando di analizzare pregi dell’attacco e difetti della difesa. Lo spirito di queste analisi è quella di creare un dialogo/confronto costruttivo con il pubblico. Come quello che si è venuto a creare tra me e Simone mio collaboratore nella categoria allievi.

Andiamo ora a prendere in considerazione il gol del raddoppio segnato da di Di Marco contro l’Ungheria nel match di Nations League.

  • Osserviamo Cristante smarcato tra le linee di difesa e centrocampo ungheresi mentre Raspadori e Jorginho scambiano palla sulla trequarti offensiva;
  • Cristante prova ad inserirsi nello spazio, il movimento viene letto e assorbito dal difendente con Jorginho che comunque non riesce a trovare i tempi giusti e una linea di passaggio pulita in quanto parzialmente schermato;
  • Sfuma momentaneamente l’affondo con Cristante che sbraccia in segno di disappunto;
  • L’azione sembra sfumare; il centrale però si stacca dalla marcatura e non comunica al centrocampista l’inserimento alle sue spalle dell’avversario;

Ecco qui io ho un punto di vista diverso da Simone. Non credo ci sia un errore di comunicazione (fermo restando che non possiamo stabilirlo da casa). In questo caso il centrocampista non può vedere il taglio alle sue spalle (anche se preventivamente potrebbe coprire la linea di passaggio) ma il difensore si. Nella mia idea di calcio in questo caso “chi vede, segue” cioè chi si accorge di un pericolo imminente a quel punto deve seguire e assorbire il taglio per cercare di rimediare al buco venutosi a creare.

  • Ecco che una rapida giocata di Jorginho alla ricerca del terzo elemento (Barella) consente di liberare lo spazio per la giocata filtrante verso Cristante che può scattare libero da marcature e crossare per la chiusura sul secondo palo di Di Marco.

Come spesso capita ci possiamo accorgere di un insieme di errori che vanno a concorrere alla buona riuscita dell’azione dell’Italia. Ad esempio un altro principio della difesa a zona in questo caso viene a mancare, la linea difensiva non è perfettamente allineata come vedremo nell’immagine successiva.

Ad uno sguardo più attento ho notato infatti che il difensore sceglie di non assorbire il taglio di Cristante perchè è convinto di metterlo in fuorigioco. In realtà il compagno alle spalle non segue i compagni facendo svanire la trappola del compagno. Anche in questo caso chi si trova alle spalle e ha la possibilità di vedere i compagni deve allinearsi altrimenti si vanno a creare delle ulteriori linee non visibili dai compagni che si trovano davanti rivolti verso la palla.

Altro errore che completa il quadro è la corsa del diretto rivale di Dimarco che in primo momento rallenta per poi accelerare quando ormai si trova in ritardo.

CONSIDERAZIONI:

L’attacco ha ottenuto una situazione favorevole grazie ad un buon possesso palla e un’uscita pulita alla ricerca del terzo elemento (palla avanti, palla indietro, palla sopra), il tutto rasoterra nello stretto. L’inserimento era stato eseguito con i tempi giusti, era mancata la prima linea di passaggio pulita ma sono stati bravi a creare la seconda.

Per capire meglio la dinamica vi lasciamo osservare il video completo.

Buona visione!

Il goal del raddoppio di Federico Dimarco