Fare calcio CON passione e non PER passione.

A cura di Dario Fiumanò tecnico abilitato Uefa C e Uefa B.

Ho smesso di allenare da qualche mese e ho avuto modo di fare alcune riflessioni.

Ho visto da vicino i centri federali (senza specificare la regione) e ho avuto modo di parlare con 2 juniores regionali. Mi sono confrontato con uno staff di Promozione e ho fatto qualche giro tra i campi. Sono giunto alla conclusione che allena chi si accontenta…di poco.

Provo a fare un pò di ordine e ci tengo a specificare che la mia vuole essere una critica/riflessione costruttiva sul sistema calcio e sull’idea che se non si alza il livello dal basso ( dilettanti e settori giovanili ) difficilmente si alzerà il livello ai vertici, secondo me le spinte partono dal basso.

Sono stato contattato da 2 juniores regionali e in entrambe i casi credevo che l’impegno dei 3 allenamenti più trasferta a settimana fossero troppo impegnativi, soprattutto per chi lavora e ha famiglia, o meglio sono eccessivi se questo impegno non viene adeguatamente retribuito.

Non per togliere poesia e romanticismo a questo magnifico sport, ma qui devo fare una riflessione meramente economica. Per allenare nei regionali serve un patentino che nel 2018 costava 728 euro. Tale patentino per mantenerlo attivo richiede un tesseramento annuale come una sorte di iscrizione all’albo, di 28 euro circa e una serie di corsi di aggiornamento per un ammontare di circa 150/180 euro l’anno (anche sui corsi ci tornerò).
Tenendo conto che: nella migliore delle ipotesi un allenatore fa 15 minuti di macchina per recarsi al campo , che diventano 30 tra andata e ritorno, che un allenamento dura almeno 90 minuti, che al campo bisogna arrivare almeno 30 minuti prima e che i ragazzi ci mettono almeno altri 30 minuti a fare la doccia, potremmo dire che per ogni seduta di allenamento un allenatore impiega 3 ore della sua giornata, che per 3 sedute settimanali diventano 9 ore. Nei regionali le trasferte non sono proprio dietro l’angolo, e spesso tra andata e ritorno se va bene va via 1 ora e 30 minuti, al campo si arriva 60 minuti prima, la partita dure 90 minuti per un totale di 4 ore che con l’intervallo, il recupero e la doccia diventano 5. Se provassimo a ipotizzare queste ore distribuite in un mese composto da 4 settimane avremmo un impiego mensile di 56 ore.

Adesso se una società dovesse dire a qualunque allenatore qualificato che non può andare oltre i 250 euro di rimborso, tenendo conto che per fare tutti i giri sopra indicati vanno via almeno un centinaio di euro in carburante, vuol dire che sta richiedendo le tue competenze per circa 2,5 euro l’ora.

Senza voler fare i conti in tasca a nessuno, ma è chiaro che se io rifiuto di allenare a queste condizioni la persona che deciderà di allenare al mio posto, non sarà per forza più brava o preparata. Nasce da questo ragionamento la mia frase “allena chi si accontenta…di poco”

So di molti istruttori o allenatori che allenano gratis o come amano dire “per passione” ma capite bene che non sempre la passione basta per svolgere bene questo compito. Molte società dovendo scegliere tra chi allena gratuitamente e chi richiede un compenso fa una scelta economica, risparmiare vuol dire maggior profitto, ma maggior profitto non si traduce in un lavoro migliore. Quindi, siete sicuri che il problema nel calcio di oggi sono i ragazzi?

Caro Gianni ti scrivo.

Gianni Rivera.

A cura di Dario Fiumanò tecnico abilitato Uefa C e Uefa B.

  1. Lettera:
  2. Dichiarazioni di Gianni Rivera:

Lettera:

Caro Gianni,

In risposta a quanto hai recentemente dichiarato mi sento di dover fare delle precisazioni, in quanto giovane ormai non più giovane (33 anni).

Trovo ci siano molti errori in quello che tu hai dichiarato e provo a spiegarlo in breve.

Non se ne può più di sentire persone che appartengono ad un’altra generazione affermare cose del tipo “ai miei tempi si faceva così”, “ai miei tempi eravamo così” e così via. Volevo farti notare che siamo nel 2024 e non ai “tuoi tempi”, quindi devi accettare che non è come negli anni 50. Il calcio è uno sport fatto di persone che quindi subisce tutti i processi umani, i giovani sono cambiati, le società sono cambiate e anche il mondo è cambiato, ma soprattutto il calcio è cambiato e chi non riesce a vederlo potrebbe risultare ottuso.

Non servono persone che ragionano come 50 anni fa per spiegare ai giovani cosa fare, servono persone non per forza giovani, ma che abbiano accettato il fatto che le cose sono cambiate. Non servono i giovani ma idee giovani, quelle si. Da ciò che dici non si evince nulla di così attuale, quindi caro Gianni non sono un problema i tuoi 80 anni, ma semmai le tue idee.

Non possiamo più sopportare chi, con molta superbia, si affaccia in televisione per dire frasi del tipo: “ ai miei tempi i giocatori erano più tecnici”, “gente che giocava in serie C oggi farebbe una serie A ad occhi chiusi”, vi do una notizia, non siamo ai vostri tempi. Il calcio di oggi va a 2 o 3 velocità superiori a quelle di una volta, se ti va bene le squadre che ti giocano contro avranno studiato un 15 partite e sanno vita, morte e miracoli, dobbiamo dirlo, il calcio di oggi è molto più organizzato di quello dei “vostri tempi”. Quindi il punto è questo, quando parlate di tecnica, dovete capire che oggi la tecnica che voi ci mettevate per fare un passaggio il più delle volte non basta, perché quello stesso passaggio, oggi è fatto ad una velocità molto più elevata contro avversari molto più organizzati, in uno stato di stress fisico molto più alto (perché correndo di più si è più stanchi). Quindi chi si sente di essere giovane e moderno come Mick Jagger ma non riesce a cogliere queste differenze, ahimè caro Gianni non è poi così a passo con i tempi. Ripeto il calcio si è evoluto e bisognerebbe aggiornarsi, musicisti e astronauti continuano a studiare, anche le nuove teorie.

Chi non riesce a cogliere queste differenze dimostra solo di avere poco acume.

I ragazzi di oggi non sono quelli di una volta, bisogna prenderne atto e non andarci contro. Il mondo è cambiato mettetevelo in testa, le rivoluzioni partono quasi sempre dai giovani e SEMPRE da idee nuove.

Senza astio o cattiveria, ma con affetto, quello che noi giovani con un po’ di riverenza portiamo per chi come te è stata una leggenda del calcio.

Dichiarazioni di Gianni Rivera:

“Io l’ho detto a Gravina: sono a disposizione per fare il ct.
Per me l’età non esiste: Mick Jagger e Paul McCartney fanno ancora concerti, alla Casa Bianca c’è un signore che ha la mia età, un certo John Glenn a 77 anni è tornato sulla Luna, perché io non posso fare l’allenatore a 80?
Non è bello andare a cercare un allenatore che ti tocca pagare per liberarlo… E poi ci sono io disponibile, che costo meno.
Oggi vedo tutti gli allenatori che si agitano, urlano, io starei sempre seduto, come Liedholm che si è alzato dalla panchina solo una volta quando gli hanno tirato una pallonata.
Gli allenatori non danno indicazioni utili. Tutto cinema. Non è chiaro cosa sentano i calciatori che poi sanno già benissimo cosa fare, soprattutto mano a mano che si sviluppa la partita.
Cosa direi a un gruppo di ragazzi? La prima cosa che farei è proibire i telefonini negli spogliatoi.
Se potessero li porterebbero anche in campo, non è difficile, credo che capirebbero loro per primi il senso.
Basta parlarci con i ragazzi, loro ti seguono.
La prima cosa su cui insistere è la tecnica, è importante anche la preparazione atletica ma la tecnica viene prima. Certo non li farei giocare andando indietro, vedendo qualche squadra viene da pensare che abbiano cambiato le regole…”

In area si marca “a uomo” o “a zona”

A cura di Dario Fiumanò tecnico abilitato Uefa C e Uefa B

Rivedendo la partita tra Union Berlino e Atalanta ho notato subito un piccolo errore sul primo goal subito dalla Dea.

Ovviamente si tratta di un amichevole estiva, in cui le gambe non girano come dovrebbero e questo potrebbe condizionare anche la capacità di assorbire/seguire i riferimenti in fase difensiva.

Partendo da questo goal però vorrei porre un quesito e provare in parte a darne una risposta.

In area si marca “a uomo” o “a zona”?

Da sempre ci viene detto che lontani dalla nostra area di rigore si dovrà cercare di coprire lo spazio che c’è tra noi e la porta, cercando in ogni modo di difendere la porta. Questo processo è classico della difesa “a zona” dove spesso ci disinteressiamo del riferimento perchè il nostro obiettivo è quello di chiudere il più possibile gli spazi che potrebbero portare il nostro avversario al goal. (ovviamente ho estremizzato e sintetizzato il concetto)

Spesso ci viene chiesto di cambiare drasticamente questo atteggiamento nel momento in cui l’avversario si trova dentro la nostra area di rigore. A quel punto lo spazio tra l’avversario e la porta è praticamente inesistente e dovrò occuparmi del mio riferimento avversario per evitare che quest’ultimo faccia goal. Processo classico della difesa “a uomo”(anche in questo caso ho sintetizzato il concetto)

Un tecnico di Coverciano a noi corsisti ci fece notare come un’attaccante in area può condizionare le scelte del difensore e quasi mai viceversa. Facciamo un esempio :

Un attaccante come Pippo Inzaghi decide come e se anticipare il difensore, in virtù del fatto che essendo lui a fare la prima scelta avrà decimi di secondo in più rispetto al difensore, pertanto per quanto questo difensore sarà reattivo potrebbe arrivare sempre in ritardo. Ribaltando il punto di vista il risultato non cambia, il difensore difficilmente potrà fare la prima mossa in area, perchè rischierebbe di rimanere spiazzato dalla decisione presa dall’attaccante ( contromovimento ). Esiste anche un caso in cui l’attaccante lascia decidere al difensore per poi effettuare il movimento opposto.
In ogni caso contro attaccanti molto bravi e rapidi diventa complicato marcare a distanza ravvicinata.
Esistono casi in arrivare al contatto fisico con la punta di riferimento diventa addirittura deleterio, pensiamo per esempio ad attaccanti bravi ad appoggiarsi ai difensori per poterli raggirare, un esmepio eclatante è Olivier Giroud.

Oggi in alcuni casi la situazione sembra essersi concettualmente ribaltata, lontani dalla propria area di rigore si vedono molto spesso delle marcatura “uomo a uomo” per inibire la fase di costruzione avversaria. Nel caso in cui questa marcatura dovesse andare a vuoto ci sarà comunque spazio (e quindi tempo) per poter rimediare all’errore.
In are invece si vede molto più spesso attuare delle coperture a zona decidendo prima quali spazi coprire in caso di cross e traversoni in modo tale da coprire preventivamente la porzione di area in cui andrà a finire il pallone. Questo per evitare di essere ingannati dai movimenti degli attaccanti come nell’esempio fatto sopra.

Ho per tanto analizzato il goal pensando a quale potesse essere l’errore:

Esempio numero 1:

Nel caso della marcatura a uomo

Kolasinac perde il contatto visivo col suo avversario diretto, errore che invece non commette Djimsiti. Quando si marca a uomo questo non deve mai accadere. L’unico riferimento è l’uomo pertanto non può mai essere perso di vista.
Djimsiti riguardando il video controlla 3 volte in pochissimo tempo la posizione del suo avversario mentre Kolasinac solo inizialmente.

Nel caso della marcatura a uomo

Esempio numero 2:

Nel caso in cui si decidesse invece di marcare a zona, se ci troviamo a fronteggiare un cross dal fondo non ha più senso mettersi in linea col difensore che copre il primo palo, ma sarà necessario applicare quella che viene chiamata diagonale negativa.

Nel caso di marcatura a zona

Piccolo approfondimento:

Nel calcio viene applicata la diagonale dai difensori che restano in copertura, per esempio quanto il terzino decide di “rompere” la linea ed uscire sull’avversario diretto.
Se il cross viene effettuato dalla trequarti, gli altri 3 (per esempio se si tratta di una difesa a 4) dovranno mettersi in diagonale rispetto al terzino e coprire lo spazio in modo molto compatto.

Diagonale in caso di cross alla trequarti

Nel caso in cui il cross arriva da fondo campo, bisognerà cercare di riempire l’area diversamente. Il primo difendente occuperà sempre il primo palo, per evitare i tagli da parte degli avversari. Ma il secondo eviterà di allinearsi al primo difendente cercando di prevenire i cross arretrati, supponendo che i palloni che dovessero superare il difendente posto sul primo palo, finiscano nella zona di competenza del portiere.

Diagonale negativa in caso di cross dal fondo.

Esistono situazioni in cui ci si dispone invece a triangolo o cono che dir si voglia, soprattutto se gli avversari attaccano anche il secondo palo, zona in cui il portiere potrebbe non poter più arrivare, soprattutto se è impegnato ea presidiare il primo palo

Nota bene

Anche quando si difende a zona non possiamo disinteressarci completamente degli avversari, la zona pura ha difatti lasciato il posto alla zona mista (o a uomo nella zona), una via di mezzo tra le 2 classi di pensiero. Si è per tanto responsabili dell’uomo presente all’interno della propria zona di competenza. Bisogna inoltre ricordare che i difendenti dovranno sempre aggredire il pallone in avanti per evitare di essere anticipati e per evitare di deviare (in gergo spizzare) i palloni all’indietro, inconveniente che spesso causa autogol o manda fuori tempo compagni e portiere che si trovano alle spalle.

A seguire il video completo e riassuntivo del goal subito dall’Atalanta.

Punti di vista.

ANALITICO O GLOBALE?

Non basta quindi saper fare (tecnica) serve soprattutto saper scegliere (tattica).

A cura di Dario Fiumanò istruttore abilitato Uefa C e Uefa B.

Metodo analitico o metodo situazionale? Deduttivo o induttivo? Lavoro a secco o con la palla?

Negli ultimi anni il dibattito tra i tecnici si concentra tantissimo sulla metodologia da applicare nelle sedute di allenamento.
Proviamo ad approfondire il primo quesito.
Iniziamo a capire meglio cosa intendiamo con il termine “analitico” e cosa con il termine “situazionale”.

Da sempre a scuola calcio siamo stati abituati a sedute di allenamento che prevedevano una prima fase di attivazione, poi una di affinamento tecnico e poi solo in fine ci si approcciava ad una situazione specifica del gioco del calcio cioè la partitella.
Alla base di tutto ciò vi era la convinzione che per avere in campo un giocatore che sapesse gestire le più svariate situazioni di gioco, ci voleva anzitutto un giocatore che sapesse dominare la palla.

Ecco spiegate le tantissime ore di allenamento dedicate testa bassa alla palla. Se parliamo di metodo analitico quindi parliamo di un metodo che preveda l’analisi del gesto tecnico, scomposto in ogni suo movimento e affinato in situazioni semplici, in cui il giocatore può rivolgere tutta la sua attenzione sul gesto tecnico senza disturbi esterni. Solitamente queste esercitazioni non prevedono compagni di squadra o avversari e ci si concentra soltanto sulla palla, curando al meglio il gesto tecnico. Vi torneranno in mente sicuramente: gli slalom, i palleggi, i passaggi contro il muro e così via. queste tipo di esercitazioni rientrano nel metodo ANALITICO.

A questo punto non posso non introdurre una figura emblematica che per primo provò a scomporre il gesto tecnico, analizzarlo ed infine insegnarlo, ovvero Wiel Coerver.

Wiel Coerver

L’ex calciatore olandese una volta smesso di giocare iniziò la sua carriera da allenatore e sviluppò il famoso “metodo Coerver” o “Coerver Coaching”.

Iniziò ad analizzare i grandi giocatori attraverso dei video e arrivò alla conclusione che molte delle loro abilità nell'”uno contro uno” e nel controllo di palla potessero essere sezionate ed insegnate a molti giocatori. Da queste poche mosse dei grandi giocatori, concepì poi centinaia di esercizi individuali,di piccoli gruppi e giochi che formarono le basi dei prodotti e degli eventi del Coerver Coaching, una scuola calcistica che si è diffusa poi in tutto il mondo e che ancora oggi viene praticata.
Realizzò uno schema piramidale che quindi parte dalle basi tecniche per arrivare in modo graduale a situazioni più complesse.

La piramide dell’apprendimento, base del metodo Coerver.

Fin qui tutto giusto, ma quanti compagni di squadra abbiamo conosciuto che pur avendo un’ottima tecnica non la sapessero poi mettere in campo in funzione del gioco? Quanti dei nostri compagni molto dotati tecnicamente sembravano scomparire una volta iniziata la partita? E ancora quanti dei giocolieri che vediamo affollare i social in realtà non hanno mai calcato un campo di gioco?
Basterebbe pensare a tutto questo per capire che non basta avere una grande tecnica per saper giocare bene a calcio. E allora, ha senso svolgere per anni esercitazioni di tipo analitico decontestualizzate dal gioco reale? Non sarebbe meglio sviluppare capacità tecniche specifiche al gioco e quindi allenarle nel contesto stesso del gioco?

A questo punto non posso non parlare di un altro personaggio emblematico che racchiude in se un concetto diametralmente opposto al metodo analitico, lo spagnolo Oscar Cano, allenatore professionista che nel 2013 pubblicò il libro “Il gioco di posizione del Barcellona”.

Oscar Cano.

Negli ultimi anni dopo l’avvento del TIKI TIKA firmato Guardiola si è diffuso un nuovo pensiero calcistico, secondo il quale le componenti tecniche dei giocatori non possono essere allenate al di fuori del contesto di gioco. Se il mio obiettivo è quello di formare un giocatore che sappia risolvere le più svariate situazioni che il gioco può presentare, dovrò quindi allenarlo in situazioni complesse molto simili alle condizioni del gioco stesso, quindi in situazione, da qui il termine SITUAZIONALE (GLOBALE).

Ho avuto la possibilità di assistere ad un corso tenuto in Italia da Oscar Cano, oggi allenatore del Deportivo de La Coruña, ho trovato molto interessante la sua metodologia basata sul metodo situazionale che enfatizza tantissimo i giochi di posizione.
Ci ha spiegato che Xavi non era alto, ne forte fisicamente, non molto veloce e neanche un abile dribblatore, se analizzato al di fuori del contesto di gioco sarebbe stato quindi scartato, la differenza quindi non la fa la tecnica fine a se stessa ma la tecnica applicata al contesto di gioco.

Si parla di metodo GLOBALE per tutte quelle esercitazioni che prevedono un’interazione non solo con la palla ma anche con compagni e avversari (solitamente superiori al 3vs3), in una situazione che quindi non sarà semplice ma viene definita complessa come: giochi di posizione, possessi palla, partite a tema, small sided games, rondò e così via.

Anche in questo va tutto bene, soprattutto se ci si trova ad allenare in società professionistiche o di adulti, dove ogni singolo giocatore è selezionato oppure ha già acquisito una discreta padronanza del gesto tecnico, ma può capitare di trovarsi ad allenare un gruppo di giocatori non completamente definito dal punto di vista tecnico, in cui potrebbe diventare davvero difficile svolgere esercitazioni complesse a causa delle continue interruzioni in seguito ad errori tecnici di controllo e precisione dei passaggi.

In conclusione, QUALE METOTODO UTILIZZARE?

Così come ogni allenatore deve saper scegliere il modulo in base alla squadra a sua disposizione, ogni istruttore e ogni allenatore deve conoscere e comprendere tutte le metodologie a sua disposizione e utilizzare quelle più idonee al contesto squadra a sua disposizione.

A mio avviso una volta acquisite le basi tecniche sarà più idoneo svolgere esercitazioni situazionali, ricordiamoci che la tecnica verrà comunque allenata così come veniva allenata e perfezionata nei pomeriggi in cui si giocava in cortile con ragazzi più grandi e più dotati, non abbiate paura di inserire nello stesso contesto ragazzi meno dotati, una componente umana molto importante per l’apprendimento lo svolgono i neuroni a specchio.

I neuroni a specchio sono una classe di neuroni motori che si attiva involontariamente sia quando un individuo esegue un’azione finalizzata, sia quando lo stesso individuo osserva la medesima azione finalizzata compiuta da un altro soggetto.

Se vuoi approfondire il tema dei neuroni a specchio ti consiglio questo libro .

Se posso darvi un consiglio spassionato NON iscrivete vostro figlio ai corsi tenuti da queste nuove figure che si fanno chiamare Skills Coach, imparare a fare i prestigiatori con la palla può aiutare solo i giocolieri da circo e non chi vuole giocare a calcio.