Brasile – Italia 0-0 (3-2), USA ’94

17 Luglio 1994, Rose Bowl di Pasadena

Formazione Brasile
Non ci sono dubbi o assenze per Parreira, che già da due turni è privo per squalifica di Leonardo. Dunga e Mauro Silva compongono la mediana, Bebeto e Romario in attacco.

Formazione Italia
Vigilia tormentata per Sacchi, tra squalifiche ed infortuni.
Decide all’ultimo di rischiare Roberto Baggio e Franco Baresi, torna Massaro in attacco, Berti viene spostato a sinistra con Donadoni a destra.

Cattura

Fluidità a confronto
Tanto Parreira quanto Sacchi dispongono i propri giocatori secondo il 4-4-2, ma entrambi lo interpretano con grande dinamicità ed in questa si evidenziano le differenze che caratterizzeranno la sfida.
Da un lato Sacchi porta gli esterni di centrocampo a giocare su spazi centrali, liberando la salita dei terzini, dall’altro Parreira adotta la Salida Lavolpiana, costruisce a 3 abbassando Mauro Silva tra i centrali mentre i terzini salgono per dare ampiezza alla manovra disponendosi in linea con Dunga. I 2 “esterni” Zinho e Mazinho entrano costantemente nel campo creando una sorta di quadrilatero con le 2 punte ed alimentando con esse un elaborato tessuto di scambi nello stretto per liberare la verticalizzazione o l’apertura sulle fasce, con un Brasile che dal 4-4-2 teorico occupa il campo con una sorta di 3-3-2-2 o 3-5-2 a seconda della posizione adottata dai terzini e da Dunga.

Problema tattico
L’impostazione a 3 creata da Parreira rappresenta un primo problema tattico per il pressing azzurro che dispone di due punte contro 3 difensori, allo stesso tempo il quadrilatero composto da Zinho, Mazinho, Bebeto e Romario costringe il centrocampo azzurro a controllare lo spazio tra le linee alle proprie spalle.
Il secondo problema è costituito proprio dalla densità centrale Brasiliana che costringe sovente gli esterni azzurri ad entrare nel campo per coprire isolando i terzini all’1vs.1 con i colleghi brasiliani, nonostante Sacchi avesse schierato Berti a sinistra per aiutare Benarrivo, a causa di questo meccanismo sarà proprio il terzino del Parma ad essere in particolare difficoltà nel gestire le folate di Jorginho prima e Cafù poi.

Aggressività brasiliana
La disposizione scelta da Parreira comporta anche una notevole aggressività della Selecao sulle uscite palla azzurre, con Dunga e Mauro Silva sempre pronti su Roberto Baggio e Massaro ad impedirne la ricezione sul nascere anche con l’uso del fallo.
Dei due terzini, Branco resta leggermente più arretrato pronto ad andare a ricomporre la linea difensiva e garantire equilibrio occupandosi della posizione assunta da Donadoni, che nella dialettica tattica Sacchiana rappresenta sempre una delle principali fonti di gioco sia sull’esterno che nella classica posizione accentrata in cui va a giocare come vertice alto del rombo.

Applicazione italiana
La risposta azzurra è affidata alla capacità di creare densità in zona palla, accettando il rischio di andare al duello individuale sul lato debole.
Come ripetuto centinaia di volte nei vari allenamenti senza palla, le maglie italiane si stringono all’unisono sul portatore avversario ogni volta che il Brasile supera la linea mediana, con i centrali Baresi e Maldini (Apolloni, quando l’infortunio di Mussi porterà Benarrivo a destra e Maldini a sinistra) sempre pronti sia al duello individuale sia a chiamare aggressivamente la salita della linea difensiva, mandando ripetutamente in fuorigioco le punte avversarie e contribuendo in modo fondamentale a ridurre lo spazio giocabile ai brasiliani.

Franco Baresi
Baresi autore di una delle prestazioni individuali più importanti di una finale mondiale, determinante sia per l’aggressività e superiorità nel leggere in anticipo e risolvere le situazioni più pericolose, sia per le sue doti nel portare palla.
Come visto spesso nel Milan, Sacchi in finale potè tornare a far affidamento sulla capacità del capitano di muoversi per vie verticali formando costantemente triangoli con i compagni, fungendo da terzo uomo e contribuendo così in modo determinante alla salita della palla ed alla rottura della pressione avversaria.

Stallo
L’equilibrio tattico ed il caldo che allentò progressivamente l’intensità senza palla di entrambe le compagini portarono la partita ad un lungo stallo, interrotto da rapidi tentativi di verticalizzazione da ambo le parti generalmente ben sventati dalle rispettive difese, di fatto le occasioni concrete furono pochissime per parte giungendo infine per la prima volta nella storia all’epilogo dei calci di rigore.

Conclusioni
Brasile Italia è forse una delle partite che meglio rappresenta la costante ricerca di equilibrio del calcio moderno, due squadre ricche di concetti all’avanguardia (pressing, intensità, fluidità, duttilità) che sono attuali a più di 20 anni di distanza.
La Salida Lavolpiana riportata in auge dal Barca di Pep, il pressing di Sacchi alla base del movimento mitteleuropeo che ha portato sino a Klopp.

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