Atalanta – Valencia 4-1, Champions League

19 Febbraio 2020, Stadio San Siro

Formazione Atalanta
Formazione tipo per Gasperini, che risolve il dubbio su Zapata a favore di Pasalic.
Nel riscaldamento si ferma Djimsiti, esordio per Caldara.

Formazione Valencia
Scelte obbligate per Celades in difesa, alle prese con molti infortuni nel ruolo.

Cattura_

Pregi e difetti
Avvio di gara che mostra più volte i difetti del Valencia, schierati in difesa posizionale in un blocco basso formato da due linee da 4 orientate allo scivolamento orizzontale per creare densità in zona palla, gli spagnoli restano però passivi senza mai attaccare il portatore di palla che può avanzare e servire i compagni che vanno ad occupare gli spazi liberi.

Da queste situazioni nascono i primi pericoli come il tiro sull’esterno della rete di Gosens dopo una classica azione dell’Atalanta con l’attacco che parte da un lato per essere concluso dall’altro dove il quinto è sempre presente all’appuntamento.
Gol del vantaggio che ricalca proprio questo marchio di fabbrica con Gomez che senza pressione avanza fin dentro l’area sul centro sinistra per servire all’altezza del secondo palo il taglio di Hateboer.
La passività del blocco basso spagnolo è evidente osservando da un lato come viene concesso al Papu di entrare palla al piede in area senza aggressione, dall’altro come Hateboer riesca a passare davanti al suo marcatore con molta facilità andando ad impattare la palla.

Catene laterali Valencia
Il Valencia che cerca di restare in partita lo fa principalmente basandosi sulle proprie catene laterali, con la costruzione bassa schermata centralmente da Pasalic su Parejo e da De Roon su Kondogbia, gli spagnoli escono principalmente basandosi Gaya e Wass.
Se a destra il danese è più un appoggio per Soler o Torres che si alternano in ampiezza a sinistra questa viene presa da Gaya che lascia a Guedes il mezzo spazio dal quale ripetutamente cerca di attaccare la profondità oltre il proprio marcatore, Caldara, creando i principali pericoli per la formazione di Gasperini.
Sopratutto nei frangenti di partita in cui i bergamaschi non sono riusciti ad imporre il proprio sistema di duelli individuali ad alta intensità il Valencia ha sfruttato la superiorità numerica sugli esterni per risalire il campo e rifornire costantemente l’area di rigore con cross molto puntuali e pericolosi, dove solo l’eccessiva leggerezza sottoporta degli ospiti ha salvato i ragazzi di Gasperini.

Pasalic più le due punte
La scelta di Gasperini di schierare Pasalic con due punte come Gomez e Ilicic ha lo scopo di sfruttare le caratteristiche del suo 3-4-1-2 per allargare le due linee da 4 con cui difende il Valencia, creando contestualmente lo spazio centrale per l’inserimento di Pasalic.
Se quest’ultimo è stato annullato da Celades con Kondogbia che ha sempre chiuso la linea di passaggio, le posizioni nei mezzi spazi dei giocatori di maggior talento di Gasperini sono risultate determinanti per l’andamento della gara, con Gomez e Ilicic che da quelle posizioni hanno trovato linee di passaggio e verticalizzazioni per l’avanzamento della sfera nel terzo finale del campo.

Errori in uscita Atalanta
Sulla costruzione bassa della Dea il Valencia a discapito di una linea difensiva molto alta non è riuscito a porre pressione con costanza per tutto l’arco dei 90′, sopratutto quando la coppia centrale Parejo Kondogbia non è riuscita ad accompagnare la salita degli avanti si sono creati spazi oltre la prima linea di pressione per la salita della palla, ma nonostante un sistema di pressing non sempre coordinato i giocatori di Gasperini sono andati incontro a molti errori di trasmissione nel terzo difensivo.
L’Atalanta chiude il match con il 79% di passaggi riusciti nel terzo arretrato, un dato basso per una squadra che sabato con la Roma aveva registrato il 95%, il 91% nella decisiva trasferta di Kharkiv contro lo Shakhtar ed un 94% medio nel doppio incrocio con il City.
Molti errori in trasmissione che hanno alimentato pericolose e non sfruttate transizioni del Valencia per tutta la durata della partita.

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Una partita fatta di tante partite
A cascata, questo ha portato innumerevoli difetti nell’interpretazione della gara da parte dei giocatori di Gasperini.
Oltre al rischio di essere colpiti a maglie larghe, l’impatto più notevole è stato nella gestione del possesso, con un’uscita palla incerta l’Atalanta è stata spesso preda di eccessiva frenesia nella gestione del possesso, molte verticalizzazioni sono state distribuite con eccessiva rapidità quando Gomez o Ilicic erano ancora in inferiorità numerica e questo non ha permesso ai bergamaschi di addormentare la partita con il pallone tra i piedi.
La conseguenza diretta è stato il secondo tempo in cui le squadre sono state visibilmente lunghe alimentando innumerevoli ribaltamenti di fronte che avrebbero potuto portare ad un risultato diverso, in bene o in male.

Conclusioni
Andare oltre il risultato è il tentativo cui mi dedico nella pagine di questo sito, ieri sera l’Atalanta di Gasperini ha riportato un grandissimo e storico risultato che porta prestigio a se stessa ed al calcio italiano, se nella produzione offensiva l’Atalanta è stata perfetta nello sfruttare le lacune dei ragazzi di Celades, nelle grosse difficoltà in uscita palla e nella difficoltà nella gestione del possesso vanno trovate le motivazioni principali per le quali il tecnico di Grugliasco ieri sera non è parso soddisfatto al 100%.
La sintesi perfetta è nella sue parole:
“Loro hanno avuto occasioni che abbiamo concesso noi, noi abbiamo avuto occasioni che ci siamo costruiti”.
La Champions è la competizione dei dettagli, e con essi bisogna confrontarsi.

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