Finlandia – Italia 1-2, Qualificazioni Europee

Cerchiamo di tirare una linea su quanto visto ad ora sul nuovo progetto tattico di Mancini dopo Finlandia-Italia, valida per la 6° giornata del turno di Qualificazioni Europee, Gruppo J.

Italia

4-3-3 asimmetrico
Il 4-3-3 del tecnico di Jesi è caratterizzato dalla forte asimmetria con cui sbilancia la salita del terzino a sinistra.
In relazione a questo movimento corrisponde la nitida formazione di una difesa a 3 dove il braccetto destro diventa il terzino che si stringe, mentre il braccetto sinistro diventa al contrario il centrale sinistro che si allarga.
Tutto questo per costruire un sistema dove a sinistra l’ampiezza è sempre data dal terzino di spinta che con il suo movimento libera l’ala sinistra di andare a giocare nel mezzo spazio.
A destra è il movimento in verticale dell’ala opposta a dettare l’ampiezza con la mezzala sullo stesso lato che ha il compito di inserirsi quando Chiesa resta largo.

Associatività e pressione avanzata
All’interno di questa forma i principi sui quali insiste il C.T. sono quelli di una squadra che risalga il campo tramite il possesso e la costante creazione di triangoli favorita dall’utilizzo di una difesa a 3 in impostazione e dalla presenza di Jorginho vertice basso del triangolo che prevede come sempre come mezzala di possesso uno tra Verratti e Sensi, l’altro vertice del triangolo centrale è Barella, dotato della capacità di inserirsi verticalmente nello spazio creato dall’ala destra quando resta alta.
Senza palla l’impronta nitida voluta da Mancini è una immediata ri-aggressione della sfera a possesso perso, con contestuale movimento a salire della squadra intera in zona palla.
Se il pressing in zone avanzate del campo fallisce la squadra si ricompatta in basso tornando a difendere con una linea a 4, sotto forma di 4-5-1 o 4-4-2.

Criticità in possesso palla
Il movimento richiesto alle punte pare ad ora mal digerito dagli interpreti per una questione di caratteristiche individuali in relazione al contesto.
Immobile è certamente il più associativo, ma l’utilizzo di un costante baricentro alto in possesso palla limita la sua capacità offensiva principale, ovvero l’attacco alle spalle della linea difensiva partendo da lontano.
Con il sistema creato da Mancini l’attaccante della Lazio si trova a gestire la linea difensiva a ridosso dell’area avversaria, con poco spazio in cui “lanciare” la propria velocità.
Allo stesso tempo Belotti, più a suo agio in posizione avanzata, è apparso molto a disagio con il contesto associativo, non essendo dotato del necessario back-ground tecnico per dialogare in spazi ristretti con i compagni o liberare il corridoio centrale arretrando per permettere l’inserimento da parte di chi si propone senza palla alle sue spalle.

Per queste ragioni Mancini ha già provato la via del “falso centravanti”, seppur momentaneamente accantonata non è detto che il C.T. non rispolveri questo esperimento.

Ala destra
L’ala destra secondo l’interpretazione di Chiesa ha una funziona equilibratrice, poggiando su doti atletiche importanti, l’attaccante esterno della Fiorentina in Azzurro ha il compito di coprire l’out di destra e partendo da lontano di inserirsi verticalmente per dare uno sbocco offensivo sul suo lato all’azione offensiva, come in occasione del gol di Immobile di ieri sera.
Date le difficoltà associative in mezzo, viene attivato raramente in posizione da poter concludere, per questo sinora l’equilibrio offensivo migliore è stato raggiunto con ala più creativa come Bernarderschi, che con le sue conduzioni palla al piede tagliando diagonalmente dall’esterno all’interno e la sua maggiore sensibilità nella rifinitura, crea condizioni più favorevoli al movimento in verticale della punta.
Una scelta in questo senso comporterebbe il diverso compito di Barella che dovrà scivolare lateralmente per coprire il taglio dello juventino.

Difesa a 3
La peculiarità asimmetrica della Nazionale di Mancini porta a dover ragionare essenzialmente su una difesa a 3 in possesso palla.
Tolta l’inamovibilità di Bonucci come centrale destro che diventa il perno centrale in possesso, la recente assenza di Chiellini ha evidenziato come il centrale sinistro di riserva, Romagnoli, sia a disagio nel ruolo.
Andando di fatto ad allargarsi a sinistra, Alessio si è trovato in una zona di campo e con compiti a cui non è parso pronto, meglio Acerbi che ha interpretrato la posizione con maggiore sicurezza.
Detto questo, lo stesso laziale si è dimostrato carente in un compito verso il quale Chiellini è fondamentale, ovvero spezzare la linea a possesso perso per seguire l’aggressione in avanti del pallone quando la squadra parte in pressing.

Allo stesso modo è da sottolineare come ad ora non vi siano profili adeguati a coprire la posizione ibrida di terzino destro / braccetto destro.
Se Izzo in non possesso va a ricoprire la sua posizione preferita, lo va a fare nella fase che predilige di meno, ovvero con il possesso della sfera, mentre i movimenti difensivi che lo portano a dover recuperare la posizione di terzino di una linea a quattro lo hanno visto spesso in difficoltà ed attaccabile sull’esterno in un contesto nel quale raramente si trova a dover agire.
Le stesse difficoltà sono state evidenziate per Mancici quando è stato provato nel ruolo.
In possesso si evidenziano tutti i limiti del difensore del Toro, che con il pressing portato a Bonucci si trova spesso a giocare la palla isolato a destra.
Data la perdurante precarietà di De Sciglio che già con Allegri aveva ricoperto questa funzione saranno da osservare gli sviluppi del terzino destro del Napoli, Di Lorenzo.

Il Napoli infatti abitualmente utilizza il terzino, destro sopratutto, in funzione ibrida, portandolo spesso ad agire come difensore aggiunto per sfruttarne le capacità tecniche in uscita dal basso ed in fase di palleggio in zone intermedie del campo.
Una crescita del terzino di Ancelotti, sia in fase offensiva che difensiva, all’interno della stagione del Napoli potrebbe portare quindi una necessaria alternativa anche a Mancini.

Conclusioni
La rivoluzione di Mancini mette allo scoperto dei ruoli che lo sviluppo della scuola calcistica italiana non ha al momento aggiornato di pari passo alle rivali Europee.
La mancanza di una punta moderna abile sia nel possesso in spazi brevi che nell’attacco alla porta ed un terzino destro abile ad occupare posizioni più centrali di campo sembrano ad oggi aspetti determinanti nell’ulteriore crescita del progetto del C.T. azzurro.

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